L’incertezza resta il tratto dominante per le imprese europee che esportano negli Stati Uniti. Alla sospensione delle tariffe reciproche introdotte con lo International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), decisa dopo l’intervento della Corte Suprema, segue infatti un nuovo capitolo della politica commerciale americana.
Da oggi entrano in vigore dazi del 15% applicati su scala globale, questa volta sulla base della Section 122. Una misura con durata limitata a 150 giorni, oltre i quali sarà necessario un passaggio formale al Congresso americano per un’eventuale proroga.
Come riportato oggi dal quotidiano La Stampa, il cambiamento non equivale a un alleggerimento del quadro tariffario. Per molte aziende europee, infatti, il nuovo meccanismo rischia di tradursi in un aumento effettivo del carico doganale.
Dazi Usa: come funziona la sovrattassa al 15%
Il punto chiave è la natura della nuova aliquota. Il 15% previsto dalla Section 122 non sostituisce automaticamente le imposte già esistenti prima del cosiddetto Liberation day, ma si configura come una sovrattassa che si aggiunge ai dazi precedenti.
In termini concreti, se su un bene gravava un’imposta del 4%, l’introduzione del nuovo dazio porta il carico complessivo al 19%. Un esempio riguarda il vino, che scontava una tariffa del 2,7%: con la nuova misura l’aliquota complessiva salirebbe sommando anche il 15%.
Diversa la situazione delineata nell’accordo raggiunto in Scozia durante l’estate, dove il 15% era stato indicato come tetto massimo e complessivo. L’Unione europea sta ora chiedendo che la percentuale venga considerata “tutto compreso”, evitando il cumulo con le imposte precedenti, ma il confronto è ancora aperto.
Tempo di verifiche per le imprese Ue
Non tutti i beni rientrano nel nuovo regime. Esiste una lista di circa 1.100 prodotti esclusi dalle tariffe: tra questi figurano alcune categorie dell’agroalimentare, la chimica, la farmaceutica, i semiconduttori e gli aeromobili con le relative componenti. Si tratta di beni già esentati nel precedente sistema legato allo Ieepa e che restano fuori anche ora.
Continuano invece ad applicarsi i dazi su acciaio, alluminio e componenti per automobili, che non erano stati introdotti attraverso lo Ieepa e quindi non sono stati toccati dalla sentenza della Corte Suprema.
Per le aziende europee la priorità è verificare l’eventuale addebito di imposte applicate in base allo Ieepa e predisporre un quadro dettagliato dei dazi pagati, così da valutare possibili richieste di rimborso.
Sul piano contrattuale, diventa centrale la gestione del rischio tariffario. È consigliabile inserire clausole che stabiliscano chiaramente che il dazio sia sostenuto dall’importatore, per evitare che eventuali nuove misure ricadano direttamente sull’esportatore. Il quadro resta in evoluzione in attesa delle decisioni del Congresso americano.
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