La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi decisi dalla presidenza Trump non ha solo un valore politico o istituzionale. Ha un prezzo. Con la dichiarazione di illegittimità delle tariffe imposte attraverso la legge d’emergenza del 1977, per gli Stati Uniti si apre il rischio di dover restituire 133 miliardi di dollari già incassati.
Secondo i dati riportati dal quotidiano la Repubblica, la U.S. Customs and Border Protection ha raccolto 133,5 miliardi di dollari attraverso i dazi ora invalidati. Altre stime parlano di una forchetta tra 130 e 175 miliardi. Risorse in larga parte già utilizzate, anche per compensare settori colpiti dalle ritorsioni commerciali.
Un rischio concreto per i conti pubblici
La Corte non ha stabilito tempi e modalità dei rimborsi, ma ha aperto la strada ai ricorsi delle imprese. Il problema è che quelle somme sono già confluite nel bilancio federale, che nel 2025 ha registrato una spesa superiore alle entrate per 1.780 miliardi di dollari.
Se i rimborsi dovessero essere riconosciuti, l’amministrazione potrebbe trovarsi costretta a reperire nuove risorse attraverso maggiore debito o altre misure correttive. Un passaggio che rischia di aumentare l’incertezza sui mercati e di aggravare la pressione sui conti pubblici.
Pil all’1,4% e crescita più debole
Il colpo arriva in una fase già delicata per l’economia americana. Nel quarto trimestre il Pil è cresciuto dell’1,4% annualizzato, sotto le attese. Per l’intero 2025 la crescita si è fermata al 2,2%, inferiore a quella dell’anno precedente.
La frenata si inserisce in un contesto di incertezza legata alle politiche commerciali e ai ripetuti stop-and-go normativi, che hanno complicato le scelte di investimento delle imprese.
Industria in difficoltà e deficit stabile
Uno degli obiettivi dichiarati dei dazi era rilanciare la manifattura. I numeri raccontano un quadro diverso. Secondo quanto riportato dal quotidiano, il settore industriale ha perso circa 80 mila posti di lavoro nell’ultimo anno.
Sul fronte del commercio estero, le importazioni complessive di beni e servizi sono salite del 4,7% raggiungendo 4,3 trilioni di dollari, mentre le esportazioni sono cresciute del 3,6% a 3,4 trilioni. Il deficit commerciale è rimasto sostanzialmente stabile, passando da 903 a 901 miliardi di dollari.
Studi citati dal quotidiano Il Sole 24 Ore indicano che circa il 90% del costo delle tariffe è stato sostenuto da importatori e consumatori americani, riducendo il potere d’acquisto interno più che incidere in modo strutturale sugli squilibri commerciali.
La bocciatura dei dazi non chiude la partita: la Casa Bianca ha già annunciato nuove misure tariffarie con strumenti giuridici differenti. Ma il conto dei 133 miliardi resta sul tavolo.
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Una televisione installata alla Borsa di New York trasmette la conferenza del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo che la Corte Suprema si è pronunciata contro i dazi imposti dalla Casa Bianca © Foto di Michael M. Santiago/Getty Image




