Dal 2035 non solo elettriche: l’Ue salva i motori termici

Stop all’obbligo di emissioni zero: spazio a ibride, e-fuel e mini elettriche. Incentivi europei per le utilitarie prodotte in Ue

Dal 2035 non solo elettriche: l’Ue salva i motori termici© Photo by Jens Schlueter/Getty Images

Dopo anni di discussioni, la Commissione europea cambia rotta sulla transizione verde dell’automotive. Non sarà più obbligatorio vendere solo veicoli elettrici a partire dal 2035. Le case automobilistiche potranno continuare a immatricolare auto ibride e con motori termici, a condizione che rispettino un taglio del 90% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2021. Il restante 10% sarà compensabile tramite acciaio verde prodotto in Europa e carburanti alternativi, come biocarburanti ed e-fuel.

L’addio all’obbligo del 100% elettrico segna una svolta strategica, accolta favorevolmente da alcuni governi, come Germania e Italia, ma che ha generato anche forti divisioni interne alla Commissione. L’aggiornamento normativo è stato presentato come una forma di neutralità tecnologica, lasciando spazio a diverse soluzioni per la decarbonizzazione del settore, che da solo rappresenta il 30% delle emissioni totali dell’Unione.

Le nuove regole prevedono che la quota del 10% di emissioni non abbattute potrà essere compensata per un massimo del 7% con l’uso di acciaio a basse emissioni e per il restante 3% con biocarburanti e carburanti sintetici. Saranno ammesse anche ibride plug-in, range extender e altri modelli con motori a combustione, purché le emissioni siano pienamente compensate.

Secondo il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas, questa flessibilità potrebbe tradursi nel mantenimento sul mercato del 30-35% di veicoli non elettrici anche dopo il 2035.

Utilitarie elettriche e flotte aziendali

Per sostenere l’elettrico, Bruxelles introduce una nuova categoria: la M1e, dedicata alle utilitarie elettriche sotto i 4,2 metri, che potranno beneficiare di crediti bonus e standard semplificati per dieci anni. Se prodotte in Europa, queste auto avranno diritto a incentivi all’acquisto, sconti su pedaggi, parcheggi e ricariche a costo ridotto.

Per rendere l’offerta più competitiva, la Commissione punta a un prezzo compreso tra i 15 e i 25 mila euro, e ha annunciato un investimento da 1,8 miliardi di euro per rafforzare la filiera europea delle batterie.

La nuova normativa impone anche obiettivi vincolanti per la transizione delle flotte aziendali, che rappresentano circa il 60% delle vendite nel mercato Ue. Gli obiettivi saranno differenziati per Paese e riguarderanno solo imprese con oltre 250 dipendenti e 50 milioni di euro di fatturato. Per l’Italia, le quote previste sono del 45% di auto a emissioni zero nel 2030 e dell’80% nel 2035.

Le reazioni

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito che l’Europa “rimane in prima linea nella transizione pulita”, mentre il commissario Stéphane Séjourné ha sottolineato che “non si rinuncia all’obiettivo climatico, ma si afferma la neutralità tecnologica”.

Ma non mancano le critiche. Confindustria, per voce del presidente Emanuele Orsini, definisce la proposta “troppo poco”, avvertendo che “con le mezze curve si fanno incidenti”. Anche Stellantis invita a “interventi più incisivi”, soprattutto per il settore dei veicoli commerciali. Al contrario, Macron parla di una “proposta equilibrata”, e il ministro italiano Adolfo Urso la considera un “primo passo nella giusta direzione”.

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