In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, costi energetici elevati e una competizione internazionale sempre più serrata, le imprese europee chiedono regole capaci di coniugare sostenibilità e crescita. È il messaggio lanciato da Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè, al Meeting di Rimini, dove ha affrontato tre temi strettamente collegati: l’impatto della regolamentazione europea sulle aziende, l’andamento dei prezzi lungo la filiera del caffè e la necessità per l’Europa di rafforzare competitività e autonomia strategica.
Sul fronte ambientale, Scocchia ha ribadito il sostegno agli obiettivi europei, chiedendo però maggiore attenzione alle condizioni operative delle imprese. «Nessuno chiede sconti sugli obiettivi della sostenibilità», ha sottolineato, indicando come priorità maggiore prevedibilità, tempi praticabili, tecnologie disponibili e un migliore equilibrio tra incentivi e vincoli. Come esempio ha citato il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR: obiettivi condivisibili, ma tempi e modalità di applicazione che rischiano di pesare sulla competitività. Per illycaffè, l’adeguamento al regolamento comporterà infatti interventi su circa 1.800 referenze, con un aumento stimato dei costi degli imballaggi vicino al 10%, oltre agli oneri legati alle scorte e a possibili ulteriori adeguamenti. In una fase già complessa per le imprese europee, osserva Scocchia, si tratta di risorse che potrebbero essere destinate alla difesa della competitività.
L’ad di illycaffè si è poi soffermata sull’andamento del mercato del caffè. Rispetto al 2021, il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato del 24%, mentre nello stesso periodo il costo dell’Arabica è cresciuto dell’80%, passando da circa 170 centesimi di dollaro per libbra a circa 305 centesimi nei primi mesi del 2026. Le quotazioni del caffè verde si sono ridimensionate rispetto ai picchi del 2025, ma restano elevate: la media dello scorso anno è stata di circa 368 centesimi per libbra, contro gli attuali 330 centesimi. A pesare sulla filiera sono anche i maggiori costi energetici e logistici. Ogni azienda, ha spiegato Scocchia, ha dovuto decidere quanta parte degli aumenti trasferire a valle e quanta assorbire internamente. illycaffè ha scelto di farsi carico di una quota significativa. Il consumo fuori casa, intanto, continua a mostrare una forte tenuta: secondo i dati FIPE citati dalla manager, nei primi cinque mesi del 2026 le visite ai bar sono rimaste stabili rispetto al 2025, con circa 2 miliardi di accessi.
Il ragionamento si allarga infine alla competitività europea. Per Scocchia, il rischio è che il continente perda progressivamente centralità rispetto alle altre grandi economie globali e diventare una «periferia economica irrilevante», frenato da frammentazione normativa, burocrazia, costi energetici elevati e dipendenza tecnologica. Tra le priorità indicate ci sono il completamento del mercato unico dei capitali, la riduzione dei costi dell’energia, una regolamentazione più favorevole all’innovazione e maggiori investimenti nelle tecnologie strategiche, dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture digitali.
Il tema, secondo Scocchia, non riguarda più soltanto la competitività economica, ma anche la sovranità strategica europea. La dipendenza dalle Big Tech americane per cloud, sistemi operativi e altri strumenti digitali evidenzia una vulnerabilità che l’Europa non può più ignorare. Il messaggio che arriva da Rimini è quindi chiaro: sostenibilità, innovazione e competitività devono procedere insieme, con politiche capaci di accompagnare le imprese senza indebolirne la capacità di competere sui mercati globali.
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