Il mercato degli smartphone sta attraversando una nuova fase di forte pressione a causa della crisi dei semiconduttori e, in particolare, della carenza di memorie utilizzate nei dispositivi mobili. Le conseguenze sono già evidenti: prezzi più elevati, minore disponibilità di modelli economici e una crescente concentrazione dell’offerta verso la fascia premium.
Il costo medio degli smartphone top di gamma è aumentato di circa 100 euro rispetto all’anno precedente. A beneficiare di questo scenario sono soprattutto i grandi produttori come Apple e Samsung, che dispongono di una maggiore capacità finanziaria e di filiere più resilienti rispetto ai concorrenti specializzati nei dispositivi di fascia media e bassa.
Alla base della crisi dei semiconduttori vi è l’impennata dei prezzi delle memorie Dram e Nand, componenti essenziali per il funzionamento degli smartphone moderni. La crescente domanda generata dall’intelligenza artificiale e dai data center sta assorbendo una quota sempre maggiore della produzione mondiale, riducendo la disponibilità per il settore consumer.
Gli analisti prevedono che questa situazione avrà effetti significativi sull’intero comparto. Gartner stima un aumento medio dei prezzi degli smartphone del 13% nel corso del 2026, mentre Idc prevede un calo delle spedizioni globali e un incremento del prezzo medio di vendita fino a livelli record. I produttori, per difendere i margini, stanno privilegiando i modelli premium e riducendo l’offerta dei dispositivi più economici.
Come cambia il mercato degli smartphone
Il risultato è una trasformazione strutturale del mercato. Gli smartphone sotto i 100 euro stanno diventando sempre meno sostenibili dal punto di vista economico, mentre i consumatori tendono a conservare più a lungo i propri dispositivi prima di sostituirli.
Per contrastare la dipendenza dalle catene di approvvigionamento asiatiche e statunitensi, l’Ue sta accelerando gli investimenti nella produzione locale di semiconduttori attraverso il programma Chips Act 2.0. L’obiettivo è rafforzare la sovranità tecnologica europea e ridurre il rischio di future crisi dell’offerta. Tuttavia, gli esperti ritengono che gli effetti concreti richiederanno ancora diversi anni prima di tradursi in una maggiore stabilità dei prezzi per i consumatori.
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