Confindustria: industria italiana in ripresa, ma molte sfide ancora aperte

Istat: produzione industriale in Italia in calo, colpisce l'automotive© Shutterstock

Nel 2025 l’industria italiana ha mostrato alcuni segnali di miglioramento, anche se la ripresa resta ancora fragile e disomogenea tra i vari comparti. Secondo il Centro studi di Confindustria, il numero di settori industriali in crescita è salito da quattro nel 2024 a nove nel 2025, su un totale di 22 settori analizzati, evidenziando una moderata espansione dopo tre anni consecutivi di contrazione.

Nonostante questo aumento, solo tre settori manifatturieri sono cresciuti in entrambi gli anni, mentre 12 comparti hanno registrato cali in entrambi i periodi considerati, una dinamica troppo debole per parlare di una ripresa solida e generalizzata.

I settori in crescita e quelli in affanno

Tra i comparti dell’industria italiana con performance positive spiccano farmaci e metalli. Il settore farmaceutico ha evidenziato una forte crescita, sostenuta soprattutto dall’export. La produzione di prodotti farmaceutici ha registrato un incremento significativo e un saldo commerciale robusto, con una forte domanda internazionale, in particolare dagli Stati Uniti.

Parallelamente, la metallurgia ha beneficiato dell’aumento delle esportazioni, nonostante dazi internazionali elevati su acciaio e alluminio. Anche il settore alimentare ha confermato il suo ruolo anti-ciclico, crescendo costantemente e fornendo supporto alla produzione complessiva.

Al contrario, due dei comparti storicamente più rilevanti dell’industria italiana mostrano performance negative: automotive e moda. L’auto ha registrato una contrazione superiore al 10%, penalizzata da costi in aumento, normative incerte e dinamiche competitive globali sfavorevoli, mentre il tessile-abbigliamento ha sofferto per il calo dell’export e la debolezza dei consumi interni.

Le prospettive per l’industria italiana

Secondo Confindustria, la moderata ripresa settoriale del 2025 è avvenuta in un contesto ancora difficile. Energia costosa, dollaro debole, dazi commerciali e consumi interni stagnanti frenano la domanda e l’export industriale. Tuttavia, indicatori congiunturali relativi ai primi mesi del 2026 lasciano intravedere una possibile stabilizzazione, con una manifattura che potrebbe tornare al segno positivo dopo anni di difficoltà.

La situazione descrive un’industria italiana che tenta un graduale recupero, ma in cui la ripresa resta fragile e parziale, con performance molto differenziate tra i settori. Rafforzare l’export e sostenere la domanda interna saranno elementi chiave per consolidare una crescita più ampia e duratura nei prossimi anni.

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