Lo shock energetico legato alla guerra in Medio Oriente sta già mostrando effetti concreti sull’economia e le imprese italiane. Il Centro Studi di Confindustria descrive uno scenario in peggioramento, con prezzi elevati dell’energia e ricadute diffuse su famiglie e imprese.
Ad aprile il petrolio ha toccato una media di 102 dollari al barile, in crescita rispetto ai 99 di marzo e molto sopra i 62 di dicembre. Il gas, pur in lieve calo a 48 euro/mwh, resta su livelli doppi rispetto a fine 2025, mentre il cambio euro-dollaro non aiuta ad attenuare i rincari.
Il peso della guerra in Iran per le imprese: l’analisi di Confindustria
Le simulazioni indicano un aumento significativo della bolletta per le imprese. In uno scenario con fine del conflitto a giugno, le aziende manifatturiere pagherebbero 7 miliardi di euro in più nel 2026 rispetto al 2025. Se invece la guerra proseguisse per tutto l’anno, il costo salirebbe fino a 21 miliardi, livelli giudicati non sostenibili.
L’incidenza dei costi energetici, già al 4,9% nel 2025, potrebbe arrivare al 5,9% nello scenario migliore e fino al 7,6% in quello peggiore. Tra le principali criticità segnalate dalle imprese emergono il costo dell’energia (25%), i trasporti (21,9%) e le materie prime (18,4%).
Fiducia in calo e domanda più debole
Il deterioramento del contesto si riflette sui consumi. Le vendite al dettaglio calano dello 0,2% a febbraio, mentre la fiducia delle famiglie scende bruscamente, facendo temere un aumento del risparmio dopo il 7,8% registrato nel quarto trimestre.
Anche i servizi mostrano segnali di frenata: a marzo il pmi (Purchasing Managers’ Index, l’indice dei direttori degli acquisti) è sceso a 48,8, entrando in area recessiva e indicando un calo della domanda dopo un avvio d’anno positivo.
La produzione industriale resta debole, con un +0,1% a febbraio che non compensa il calo precedente e porta il trimestre a -0,5%. Le aspettative peggiorano, nonostante un pmi ancora sopra la soglia di espansione (51,3), sostenuto però da scorte accumulate in via precauzionale.
In controtendenza, gli investimenti tengono nel primo trimestre grazie al supporto del Pnrr, rappresentando uno dei pochi elementi di stabilità nel quadro economico.
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