L’allarme di Confindustria sul fronte energia si fa sempre più netto: il rischio è che l’Italia scivoli verso una crisi senza precedenti, con effetti pesanti su crescita, inflazione e sistema produttivo. Nel corso dell’audizione sul Documento di finanza pubblica (Dfp), l’associazione degli industriali ha tracciato uno scenario fortemente condizionato dalla guerra in Medio Oriente e dall’andamento dei costi energetici.
Secondo quanto illustrato dal direttore del Centro studi Alessandro Fontana, anche un’eventuale fine immediata del conflitto avrebbe un impatto sulla crescita compreso tra 0,1 e 0,3 punti percentuali. Ma è nel caso di una guerra prolungata che si concentra la preoccupazione maggiore, con il rischio concreto di una “crisi energetica della storia”.
Per Confindustria il nodo centrale resta l’energia, definita la principale vulnerabilità del Paese e destinata a rimanere tale ancora per anni. Da qui la necessità di una strategia strutturata, con obiettivi e tempistiche simili a quelle del Pnrr, affiancata da un piano di emergenza condiviso tra governo, Parlamento e parti sociali. La rapidità degli interventi viene considerata decisiva per evitare che lo shock energetico si trasformi in una crisi sistemica, con ripercussioni diffuse su tutto il tessuto economico.
Costi energia e scenari per l’economia
Le stime indicano due possibili traiettorie. Se la guerra dovesse terminare entro giugno, l’impatto sui costi energetici sarebbe di circa 7 miliardi. In caso di prosecuzione fino a fine anno, il conto salirebbe a quasi 21 miliardi, con un’incidenza del 7,6%.
Le conseguenze macroeconomiche sarebbero rilevanti: nel primo scenario si profila una fase di stagnazione con inflazione oltre il 4%; nel secondo, una recessione con inflazione vicina al 6%. Le previsioni di crescita restano deboli, con un Pil stimato allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027.
Le misure richieste da Confindustria
Per fronteggiare l’emergenza, Confindustria propone uno scostamento di bilancio per sostenere le imprese colpite dall’aumento dei costi energetici fino a dicembre 2026, con interventi più intensi per le aziende energivore.
Tra le altre richieste figurano la proroga del taglio delle accise, l’aumento del credito d’imposta per l’autotrasporto esteso anche al trasporto passeggeri e aiuti mirati per i settori aereo e marittimo. Sul piano strutturale viene sollecitato lo sblocco delle autorizzazioni per le rinnovabili e una semplificazione delle procedure per raggiungere il 60% entro il 2030.
Completano il quadro proposte come l’avvio del nuovo iperammortamento, la riduzione dell’Ires sugli investimenti e il coinvolgimento del risparmio privato per sostenere il sistema produttivo.
Nel corso dell’audizione è emersa anche una valutazione critica sulle istituzioni europee, ritenute non adeguate ad affrontare le sfide attuali, dalla difesa alla politica industriale. Secondo Confindustria è necessario rafforzare l’integrazione per rendere l’Europa più efficace e competitiva a livello globale.
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Una congestione di navi mercantili che blocca il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz© iStock / Getty Images Plus




