Confcommercio: Pil 2026 in crescita moderata, tra segnali di ripresa e sfide strutturali

Istat, Pil in aumento: +0,3% nel primo trimestre 2025, l’inflazione sale al 2%© Shutterstock

Le prospettive economiche dell’Italia mostrano segnali di miglioramento, ma continuano a riflettere fragilità e dipendenze da fattori interni ed esterni. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, la crescita del Pil è stimata in +0,9% per il 2026, in accelerazione rispetto al +0,6% previsto per il 2025. Si tratta di un quadro congiunturale “moderatamente ottimista”, ma ancora debole se confrontato con i ritmi di crescita di altre economie europee.

La proiezione si basa su alcuni elementi chiave: il rientro dell’inflazione, che facilita il recupero del potere d’acquisto delle famiglie; il recupero reale del reddito disponibile, che nei primi trimestri del 2025 ha superato i livelli pre-pandemici. Inoltre incidono anche una ripresa più diffusa dei consumi soprattutto nel settore dei servizi e del tempo libero e segnali positivi di fiducia delle imprese, in aumento da alcuni mesi.

I consumi rappresentano un driver cruciale per la crescita. Confcommercio sottolinea che, nonostante anni di indebolimento, la spesa per i consumi reali ha registrato un’inversione di tendenza negli ultimi mesi del 2025, con incrementi nelle vendite al dettaglio e nelle intenzioni di spesa delle famiglie.

Pil, confronto con le previsioni internazionali

Le proiezioni di Confcommercio sul Pil 2026 sono più ottimistiche di quelle di organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. Le ultime stime dell’FMI indicano che il Prodotto interno lordo italiano crescerà circa dello 0,7%. Si tratta di una previsione più contenuta rispetto alla stima nazionale, seppur confermi la tendenza di crescita moderata.

Analogamente, l’Ocse aveva previsto un aumento dello 0,7% per l’anno appena iniziato, considerando pure le difficoltà strutturali dell’economia italiana, come la produttività stagnante e un mercato del lavoro con partecipazione femminile e giovanile inferiore alla media Ue.

Punti di forza e rischi per la crescita

La forza lavoro e il mercato professionale rappresentano un elemento positivo. Il tasso di occupazione è relativamente alto e la discesa dell’inflazione ha sostenuto il potere d’acquisto, seppure con recuperi graduali. Tuttavia, permangono rischi evidenti. Fra questi bisogna tenere a mente la bassa produttività rispetto ad altri paesi europei e la debolezza delle esportazioni in un contesto internazionale ancora incerto. Oltretutto, bisogna considerare la dipendenza dai consumi interni più che dalla domanda estera e le vulnerabilità legate alle politiche commerciali globali e all’andamento della domanda nei principali partner.

Infine, la crescita italiana resta inferiore alla media dell’area Euro, dove l’Ocse prevede un’espansione dell’1,2% nel 2026. un dato che suggerisce come l’Italia stia ancora recuperando terreno rispetto ai propri vicini economici.

Un ulteriore elemento da considerare è l’impatto degli investimenti legati a grandi eventi e infrastrutture strategiche. Per esempio, le opere connesse alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, i trasporti e il turismo potrebbero dare un impulso aggiuntivo alla crescita, stimolando domanda interna e attività economiche locali nei prossimi anni.

Una crescita moderata ma progressiva

La stima di Confcommercio – +0,9% di crescita del Pil nel 2026 – rappresenta un segnale di progressivo miglioramento dopo anni di crescita lenta e consumi deboli, ma indica al contempo che l’Italia dovrà affrontare sfide strutturali per consolidare una crescita più robusta e sostenibile nel lungo periodo. Il mix di politiche economiche, investimenti pubblici ed effettiva ripresa dei consumi sarà determinante per raggiungere risultati più solidi nei prossimi anni.

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