Come realizzare un pitch per startup perfetto per investitori

Come realizzare un pitch per startup perfetto per investitori© Shutterstock

Il pitch per una startup non è solo una presentazione: è il biglietto da visita, il punto d’inizio di una relazione con potenziali investitori. Un progetto ben realizzato può aprire porte, stabilire un certo grado di credibilità e stimolare interesse. Allo stesso tempo, errori nella comunicazione, nella struttura o nella logistica rischiano di compromettere la trattativa fin dalle prime battute.

Per costruire un pitch efficace è utile attingere ai consigli di esperti accademici, business school, incubatori e professionisti del settore. Ecco alcune linee guida da seguire, i principi fondamentali da conoscere e buone pratiche che si sono rivelate costruttive.

Valutazioni preliminari per un pitch benfatto

Perché un pitch per startup sia efficace bisogna lavorare cominciando da quella che, in gergo cinematografico, si chiama pre-produzione. È importante prepararsi e studiare il pubblico a cui va presentato il lavoro. Inoltre non basta avere un’ottima idea: si deve sapere qual è la realtà che si vuole descrivere. Guy Kawasaki, dipendente Apple pluripremiato e dalla comprovata esperienza, fa notare come gli investitori traggano rapidamente impressioni e come è cruciale sapere cosa interessa loro e cosa no. Eventuali ricerche su LinkedIn, il sito della società di investimento o casi precedenti aiutano a personalizzare il pitch e scegliere i punti su cui insistere (tecnologia, mercato, modello, team).

All’inizio è bene definire chiaramente quanto tempo si ha e quanti elementi si intendono comunicare. Sempre Kawasaki suggerisce di chiedere quanti minuti si hanno a disposizione e quali sono i tre aspetti più importanti che bisogna trasmettere. Stabilire che le domande vengano alla fine, anziché interrompere durante la presentazione, è un’altra strategia per mantenere il controllo del flusso narrativo.

Struttura del pitch: raccontare una storia con metodo

Per creare una struttura che funzioni bisogna partire dalle 6 P. Altro non sono che Passion, Problem, Product, People, Proof, Profit. Si tratta di focalizzarsi sulla motivazione profonda che c’è dietro al progetto; il problema reale che si sta risolvendo; il prodotto/la soluzione proposti; la soluzione/il prodotto; il team che sta alla base della startup; i dati, le metriche, le prove dell’adozione; il modello economico e la redditività attesa. Spesso le startup scoprono che la parte ‘emotiva’ più forte risiede nelle prime tre P – Passion, Problem, People – e da lì costruiscono il  ‘gancio’ narrativo.

Fondamentale è raccontare una storia ben congegnata, in maniera semplice ma che renda il messaggio memorabile. L’uso di analogie e narrazioni, per esempio, aiutano a rendere concetti complessi più accessibili, evitando gerghi tecnici e acronimi asettici e poco chiari. Un pitch non è un documento esaustivo: il suo scopo è avviare una conversazione, non ‘vender’ tutto in 20 minuti. Ecco allora che il concetto di “less is more” si sposa bene con il fine che si vuole raggiungere: non tentare di inserire tutto, ma ispirare curiosità.

Pitch per startup: la regola 10/20/30

Una regola nota, propugnata da Guy Kawasaki, è la 10/20/30. Consiste nel preparare 10 slide, non superare i 20 minuti e utilizzare font da almeno 30 punti. Anche se non è sempre possibile rispettarla rigidamente, la lezione è chiara: il pitch deve essere snello ed essenziale. Molti esperti contemporanei, però, suggeriscono una finestra tra 10 e 20 slide, con massimo 15 slide come soglia per non appesantire l’attenzione.

Insieme alla forma va curato il contenuto. Ogni slide, o ogni parte del discorso, dovrebbe contribuire alla narrazione e all’obiettivo principale: convincere dell’investimento. Ecco allora che conviene puntare su un’apertura forte, che catturi l’interesse: un dato potente, una storia, una domanda provocatoria. Se non si attira l’attenzione entro pochi secondi, si rischia che gli ascoltatori distraggano.

Successivamente serve descrivere il problema che si sta risolvendo in modo tale che sembri ‘vero’, urgente e sentito. Quanti lo sentono? Quanto pesa? Quali soluzioni esistono attualmente e perché non bastano? Alla radice di ogni pitch di successo c’è una diagnosi chiara del dolore del cliente.

A questo punto è il momento di presentare la propria proposta di valore: come il prodotto/servizio risolve quel problema in modo migliore, più semplice, più economico, più innovativo rispetto alle alternative già presenti sul mercato. Se possibile, funziona mostrare una demo o un prototipo (anche video) per trasformare l’astratto in concreto.

Un elemento spesso trascurato o gonfiato è la descrizione della dimensione del mercato. È importante mostrare che la propria startup può crescere su scala significativa, perché gli investitori cercano aziende con potenziale di scalabilità elevata. Inoltre bisogna presentare un modello, un business plan: come si generano ricavi? Qual è la logica economica? Vanno inseriti prezzo, margini, canali di vendita, strategie di acquisizione cliente. In sostanza, vanno spiegati bene i meccanismi con cui si faranno i soldi. Se non si ha un modello credibile, l’idea rischia di restare pura fantasia.

Pitch che funziona: strategia di go-to-market e acquisizione clienti

Avere una buona soluzione non basta: bisogna saperla portare sul mercato. Ecco allora che nel proprio pitch per startup vanno indicati i canali che si useranno, la strategia di marketing, eventuali partnership. Servono prove concrete che dimostrino di aver pensato sul serio a come crescere in utenti/clienti, non soltanto in termini di nuove tecnologie.

Dire “non ho concorrenti” è un errore che espone a incredulità. Piuttosto, è meglio mostrare chi sono i player alternativi (anche soluzioni non tecnologiche), e spiegare qual è il proprio moat: la barriera difensiva che protegge nel tempo la propria realtà. Inoltre, se si hanno utenti, clienti, fatturato, crescita, test pilota, vanno mostrati. I numeri concreti rafforzano la credibilità. Essere trasparenti anche sulle debolezze, sui rischi e sui limiti attuali è spesso più efficace e leale rispetto a presentare solo gli aspetti positivi e di forza.

Per convincere gli investitori, servono proiezioni finanziarie e uso dei fondi. Vanno presentate previsioni ragionate a 3–5 anni: ricavi, costi, margini, break-even, cash flow; va specificato quanto capitale si chiede e perché serve (spese specifiche: sviluppo, marketing, assunzioni); inoltre vanno detti quali sono i risuktati attesi dall’investimento.

Gli investitori puntano anche sulle persone. Il pitch perfetto, quindi, non tralascia le competenze della squadra dietro la startup (fondatori, key hires), le esperienze precedenti, eventuali partnership strategiche o mentori. Infine, si chiude con chiarezza: quanto capitale si sta cercando, a quale valutazione, che equity si offre, quali milestone si vogliono raggiungere con quell’investimento. Se possibile,  è bene lasciare un range ragionevole per flessibilità.

La sostanza conta, se la forma è curata

Perché tutto fili liscio, il contenuto deve essere di spessore, ma se non è racchiuso in una cornice perfetta rischia di passare inosservato. Ecco perché si consiglia di usare grafiche chiare, diagrammi, meno testo possibile. La parola d’ordine è evitare slide sovraccariche. Far ‘parlare’ le immagini funziona, a patto che venga fatto con parsimonia e strategia, non come riempitivo.

È utile ricordare che gli investitori dedicano pochissimo tempo a ogni pitch deck: in media visualizzano una presentazione per soli 3 minuti e 44 secondi. La sintesi è importante ed quindi prepararsi conta tantissimo. Può tornare utile provare in ambienti meno importanti, meno carichi di aspettative per affinare risposte e ritmo. Non a caso molti esperti suggeriscono almeno 20–25 ripetizioni per diventare davvero fluidi. Vanno evitati jargon e concetti contorti. Essere onesti su rischi e punti deboli può aumentare la fiducia.

Pitch perfetto: errori da evitare

Fra gli errori più comuni c’è quello di trascurare l’apertura della presentazione, non lasciare margine temporale, restare dietro al computer invece che stare in prima linea e farsi vedere, non arrivare in stanza con un margine di tempo. Meglio lasciare un buffer, il 10% del tempo totale, per gestire eventuali imprevisti.

Inoltre il pitch va adattato al tipo di investitore: cosa interessa? Che metriche guarda? È bene preparare versioni diverse del pitch (una breve per anticipazione, una in-meeting, una per follow-up) in base al contesto. E, dopo la presentazione, è consigliabile rispondere alle domande con rispetto, prendendo appunti e facendo follow-up puntuale.

Troppe slide e un sovraccarico di contenuti rischiano di penalizzare. Meglio che siano poche, mirate, leggibili ed evitare di buttare dentro tutto “nel caso servisse”. Dire “non ho concorrenti” è percepito come ingenuo. È più saggio mostra le alternative esistenti e spiegare la differenza. Numeri troppo ottimistici e una crescita astronomica senza basi rischiano di essere percepiti come fantasiosi.

Presentarsi impreparati, senza avere affinato il ritmo, le risposte alle domande, la gestione del nervosismo è penalizzante. Così come lo è arrivare all’ultimo momento, avere problemi con il proiettore, non controllare il file: sono piccoli errori che possono risultare fatali.

La checklist da flaggare prima di iniziare

Per tutto quello che sinora è stato messo sul tavolo, perché tutto fili al meglio delle proprie possibilità, è meglio preparare una checklist:

  • Ho studiato il profilo degli investitori?
  • Il pitch ha un gancio iniziale forte?
  • Le 6 P sono ben integrate nella struttura?
  • Ogni slide ha un solo messaggio chiaro?
  • Metriche/traction /dati reali ci sono?
  • Il modello di business è credibile e spiegato?
  • Si conoscono le eventuali domande post-presentazione e si sa rispondere correttamente?
  • Il pitch è stato testato davanti ad amici o mentori non coinvolti?
  • La versione del pitch è adattata al contesto (breve, estesa, follow-up)?
  • È stato calcolato un buffer di tempo ed eventuali imprevisti?

Un pitch perfetto per startup non è un modello rigido, ma rispetta un equilibrio sapiente tra contenuto, narrazione e padronanza della consegna. Le idee migliori possono essere compromesse da presentazioni deboli, mentre anche concetti mediocri posso guadagnare terreno se ben raccontati e ben strutturati.

Il segreto è prendersi il tempo necessario per costruire un messaggio coerente, provare e adattare, essere onesti sui rischi e soprattutto farsi capire. La presentazione deve lasciare gli investitori con la voglia di saperne di più, non con mille domande confuse.

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