Secondo quanto emerge della relazione del Cnel sui servizi pubblici 2025, gli italiani ricorrono sempre più spesso ai medici a pagamento, facendo salire la spesa sanitaria privata a 42,6 miliardi di euro annui. Si tratta di circa il 25% di quella totale al livello nazionale: in aumento di due punti percentuali rispetto all’anno scorso.
È un andamento che si riscontra “da molti anni e in particolare dal 2015“. Nell’ultimo decennio, infatti, il fabbisogno sanitario nazionale è “cresciuto di circa 24 miliardi, con un incremento medio annuo in termini nominali del 2%, equivalente in termini reali al +0,2%”. Per il finanziamento pubblico “nel 2023 l’Italia registra una quota di spese sanitarie al 74%, contro una media europea pari al 77,3%”, ha reso noto il Cnel.
Il quadro in Italia mostra sia miglioramenti che discrepanze
Il livello di soddisfazione dei cittadini è fermo al 48%, al di sotto della media Ocse che si attesta al 52% e lontano dalle migliori nazioni europee come il Belgio, la Svizzera e il Lussemburgo, dove invece la soddisfazione sfiora l’80%. Il dato, rilevato nel 2023, colloca l’Italia al ventunesimo posto su trenta Paesi esaminati e ultima tra gli Stati più grandi.
Il documento, inviato al Parlamento e al Governo, sottolinea come, nonostante i progressi nella digitalizzazione spinta dal Pnrr, rimangano “rilevanti discrepanze tra regioni e territori subregionali, sia in termini quantitativi che qualitativi”. Sono innegabili, infatti, “marcate disuguaglianze territoriali, di genere e socioeconomiche” che sottolineano come “non tutti i cittadini abbiano uguale accesso alla prevenzione e alla cura”.
Nonostante tutto, secondo il Cnel, la salute degli italiani è in ripresa dopo gli anni difficili della pandemia. L’anno scorso la speranza di vita è tornata a crescere, raggiungendo gli 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne. Si tratta di numeri più alti rispetto a quelli registrati prima dell’arrivo del Covid. A detta dei numeri, migliorano anche la mortalità per tumori, le condizioni di vita di persone con disabilità e anziani cronici. Gli indicatori di salute mentale giovanile sono in controtendenza rispetto al calo osservato negli anni successivi alla pandemia.
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