Chi vince (e chi perde) tra i big dell’economia italiana

Secondo lo studio Le Principali società italiane 2025 Enel, Eni e Stellantis guidano la classifica per utili e fatturato. Non mancano, però, importanti flop

Le principali società italiane 2025 secondo Mediobanca

L’economia italiana si conferma un’arena dominata dai giganti dell’energia e dalle partecipate pubbliche. A dirlo è la 60ª edizione dello studio Le Principali società italiane 2025 realizzato da Area Studi Mediobanca, che analizza 2.828 bilanci societari presentati nel 2024. Al vertice per fatturato consolidato si piazza ancora una volta Eni, con 88,8 miliardi di euro, seguita da Enel (73,9 miliardi) e dal Gestore dei servizi energetici (Gse, 51,9 miliardi). Sul podio anche una protagonista dell’industria manifatturiera: Stellantis Europe, con 21,3 miliardi, prima tra le private italiane.

Tra le prime venti aziende per giro d’affari, nove operano nel comparto energetico-petrolifero e nove sono a controllo pubblico. Solo sei sono estere e appena cinque private italiane. La supremazia pubblica è evidente: queste aziende generano l’80% delle vendite e il 90% del margine operativo netto della Top10. E se nel 1965 la manifattura valeva quasi la metà del fatturato delle prime dieci, oggi pesa solo per il 17,1%, ma occupa ancora un terzo dei lavoratori. Il peso specifico è ben visibile: la somma dei ricavi delle manifatturiere presenti nella Top 10 non arriva al 65% del fatturato di Eni.

Enel, utili record nel 2024

A livello di profitti netti, Enel stravince: nel 2024 ha portato a casa 7 miliardi di utile, quasi il doppio rispetto al 2023. Segue Eni, che si ferma a 2,6 miliardi, in netto calo rispetto all’anno precedente. Sul terzo gradino sale Poste Italiane, con 2 miliardi. A completare la Top 5, brillano due icone del lusso su quattro ruote: Ferrari (1,6 miliardi) e Automobili Lamborghini, che segna un nuovo record con 1,4 miliardi.

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Questi numeri fotografano un sistema dove la redditività resta fortemente concentrata. Eppure, accanto ai “soliti noti”, emergono nicchie di eccellenza capaci di muoversi con maggiore agilità. È il caso delle otto imprese dinamiche del IV Capitalismo, realtà industriali familiari di taglia media che hanno saputo crescere con forza, esportare fino al 90% della produzione e innovare settori chiave come il farmaceutico, il design e l’elettronica.

Le perdite più importanti

Non tutte le storie finiscono bene. Il 2024 ha segnato il crollo di Maserati, che ha chiuso con una perdita di 701 milioni, pari all’87% delle vendite: il peggior risultato tra le aziende italiane analizzate. Seguono Telecom Italia (Tim), con un rosso di 610 milioni, Beko Europe (-492 mln), Vodafone Italia (-374 mln) e Open Fiber (-364 mln). Un gruppo eterogeneo, ma accomunato da difficoltà strutturali, compressione dei margini e sfide non sempre superate.

Telecom Italia, in particolare, è al centro di un profondo riposizionamento strategico, dopo la cessione della rete: resta però la prima azienda italiana nel settore dei servizi per fatturato, ma con numeri in calo e una posizione difficile da difendere in un mercato in continuo consolidamento.

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