C’è un’età ideale per avviare un’impresa (ma da sola non basta)

Una ricerca di Neoma Business School mette in discussione il mito dell’imprenditore under 30: pesano esperienza, risorse e fiducia.

C’è un’età ideale per avviare un’impresa (ma da sola non basta)© Shutterstock

Nel racconto dominante delle startup, l’imprenditore ideale è giovane, veloce, pronto a rischiare tutto su un’idea. Ma una ricerca condotta da un team internazionale di studiosi, tra cui Steven Brieger di Neoma Business School, mette in discussione questa immagine: fare impresa non è necessariamente più facile da giovani e il potenziale imprenditoriale cambia lungo tutto l’arco della vita.

Il dato più rilevante dello studio è che il rapporto tra età e imprenditorialità segue una curva a U inversa. La probabilità di avviare progetti imprenditoriali solidi cresce progressivamente fino a raggiungere un picco intorno ai 45 anni, per poi diminuire nelle fasce più avanzate.

Per avviare un’impresa l’età ideale arriva a metà carriera

È in questa fase che diversi fattori tendono a combinarsi nel modo più favorevole: esperienza professionale, autonomia economica, fiducia nelle proprie capacità e conoscenza del settore. Elementi che possono fare la differenza quando si tratta non solo di lanciare un’attività, ma di costruirla su basi più robuste.

Il vantaggio dell’età non va però letto come una regola assoluta. Intorno ai 45 anni aumentano anche responsabilità familiari e vincoli personali, che possono ridurre tempo ed energie da dedicare a un nuovo progetto. L’età, quindi, incide ma non decide da sola. I più giovani mantengono alcuni punti di forza evidenti: maggiore propensione al rischio, apertura alla sperimentazione e disponibilità a percorrere strade nuove. Dall’altra parte, possono scontare minori risorse economiche, reti professionali più limitate e meno esperienza manageriale. Gli imprenditori più maturi, invece, possono contare su competenze consolidate, migliore conoscenza del mercato e contatti più ampi, adottando spesso un approccio più selettivo e strategico.

Contano risorse, fiducia e opportunità

La ricerca invita quindi a superare l’idea di un’età ideale unica per diventare imprenditori. Motivazioni personali, percorso professionale, condizioni economiche e accesso alle risorse influenzano il modo in cui una persona si avvicina all’imprenditorialità. Per alcuni, avviare un’impresa significa valorizzare competenze maturate nel tempo. Per altri, rappresenta una possibilità di cambiamento professionale o di maggiore autonomia. Anche per questo l’età anagrafica non basta a misurare il potenziale imprenditoriale.

Lo studio mette in discussione anche gli stereotipi più diffusi. I giovani possono essere percepiti come inesperti o impulsivi, mentre gli imprenditori senior rischiano di essere considerati meno dinamici o meno innovativi, nonostante il patrimonio di competenze accumulato.

Il nodo delle responsabilità familiari

Un capitolo specifico riguarda le disuguaglianze di genere. Tra i 35 e i 55 anni, le donne incontrano più spesso ostacoli legati alla gestione delle responsabilità familiari, che possono limitare le opportunità di avviare un’attività. Allo stesso tempo, molte riescono a trasformare esperienze personali e professionali in iniziative ad alto impatto sociale.

L’imprenditorialità non si ferma comunque con l’età avanzata. Lo studio evidenzia che molti professionisti over 60 avviano nuove attività dopo aver raggiunto una maggiore stabilità economica e professionale, spesso con obiettivi diversi rispetto alle generazioni più giovani.

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