Le ondate di caldo estremo non rappresentano più soltanto una sfida ambientale e sanitaria, ma stanno diventando un problema economico di primo piano per il Pil di Europa e Italia. Temperature sempre più elevate e periodi di afa prolungata incidono infatti sulla produttività del lavoro, sui conti pubblici e sulla crescita economica, con effetti particolarmente rilevanti per i Paesi dell’Ue meridionale.
Secondo un recente studio di Allianz Trade, il nostro Paese figura tra le economie europee maggiormente esposte ai danni economici causati dalle alte temperature. Infatti, riducono la capacità lavorativa soprattutto nei settori che richiedono attività fisica all’aperto, come edilizia, agricoltura e logistica, ma gli effetti si estendono anche ad altri comparti produttivi.
Il fenomeno è aggravato dalla crescente frequenza degli eventi climatici estremi, aumentati in modo significativo dagli anni Ottanta. A ciò si aggiungono fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione europea e una diffusione ancora limitata dei sistemi di raffreddamento rispetto ad altre aree del mondo, come gli Stati Uniti.
Tutti i dati diffusi da Allianz Trade
Le conseguenze economiche potrebbero essere rilevanti già nel medio periodo. Le stime di Allianz Trade indicano che tra il 2026 e il 2030 l’Italia potrebbe accumulare perdite di Pil pari a circa 147 miliardi di dollari a causa del caldo estremo, mentre Francia e Germania rischiano rispettivamente 240 e 131 miliardi di dollari. Anche gli investimenti potrebbero subire una contrazione significativa, rallentando ulteriormente la crescita economica.
Gli effetti si riflettono inoltre sui bilanci pubblici. Una minore attività economica comporta un calo delle entrate fiscali, mentre aumentano le spese per sanità, emergenze e adeguamento delle infrastrutture. Secondo alcune stime, le perdite annuali di gettito fiscale potrebbero raggiungere l’1,3% in Italia e in Spagna.
Di fronte a questo scenario, gli esperti sottolineano la necessità di accelerare le strategie di adattamento climatico. Dall’efficientamento energetico degli edifici alla riorganizzazione degli orari di lavoro, fino al potenziamento delle infrastrutture urbane. Il caldo estremo, infatti, non è più soltanto una questione meteorologica, ma una variabile economica destinata a influenzare la competitività dell’Europa nei prossimi anni.
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