L’Italia consolida la propria presenza nei settori del cleantech e della blue economy, grazie a un ecosistema di startup in espansione e a una base industriale consolidata. È quanto emerge dalla ricerca del Blue Economy Monitor, promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Sda Bocconi School of Management, presentata alla Venice Climate Week.
Lo studio ha preso in esame 485 startup innovative attive nella transizione ecologica, pari a circa il 4% dell’intero panorama nazionale delle startup innovative. La maggioranza, pari all’84%, opera nel comparto cleantech, mentre il 13% sviluppa attività che combinano cleantech e blue economy e il restante 3% è focalizzato esclusivamente sull’economia del mare.
I settori che trainano la crescita
L’analisi evidenzia un ecosistema giovane e diversificato. Il settore più rappresentato è quello dell’energia, che raccoglie il 30% delle startup censite, con progetti legati a idrogeno verde, energie rinnovabili e sistemi avanzati di accumulo. Seguono le tecnologie digitali abilitanti, come intelligenza artificiale e Internet of Things, che rappresentano il 27% del totale. L’economia circolare e la gestione delle risorse naturali pesano per il 18%, mentre mobilità sostenibile, agritech e materiali avanzati completano il quadro.
L’Italia può contare su una rete composta da oltre 200 incubatori e acceleratori, oltre che su competenze industriali sviluppate in ambiti strategici come energia, acqua e materiali. Anche la posizione nel Mediterraneo viene indicata come un vantaggio competitivo per lo sviluppo della blue economy.
La sfida è crescere
Secondo la ricerca, il nodo centrale riguarda ora la capacità di trasformare le startup in realtà industriali di dimensioni maggiori, in grado di competere sui mercati internazionali. Tra le aree considerate prioritarie figurano l’idrogeno verde, i sistemi di storage energetico, le tecnologie per la sostenibilità, i biomateriali, l’agricoltura rigenerativa e, per la blue economy, le biotecnologie marine, l’acquacoltura e le energie rinnovabili offshore.
Lo studio individua inoltre tre direttrici strategiche: migliorare l’accesso ai fondi europei, aumentare le risorse destinate a venture capital e corporate venture capital e rafforzare l’internazionalizzazione dell’innovazione verde e blu. Centrale anche il tema delle competenze e della formazione, considerate essenziali per trasformare il potenziale innovativo italiano in crescita industriale sostenibile e competitiva.
Sul potenziale del settore si è soffermata anche Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo: “Tra i trend emergenti, la Blue Economy ed i Fondali Marini offrono straordinarie potenzialità di crescita per il nostro Paese. Sostenere la ricerca in questo ambito significa supportare l’accrescimento delle competenze, alimentare la competitività, la distintività italiana e costruire ecosistemi virtuosi, in cui istituzioni, imprese e università collaborano per preparare le nuove generazioni alle sfide globali e alle trasformazioni sempre più rapide e costanti”.
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Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo




