La Bce si prepara a una pausa sui tassi, ma senza chiudere la porta a nuovi rialzi. La Banca centrale europea dovrebbe lasciare oggi invariato il tasso sui depositi al 2,25%, dopo l’aumento deciso a giugno, mentre il mercato guarda alle parole di Christine Lagarde per capire se l’autunno porterà un’altra stretta.
Il nodo resta l’inflazione. Il petrolio sopra 95 dollari al barile, in un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente, rischia di riaccendere le pressioni sui prezzi. Secondo quanto riportato oggi dall’agenzia Reuters, l’inflazione dell’area euro potrebbe restare intorno al 3% nei prossimi mesi, ancora sopra il target del 2% della banca centrale.
Bce, pausa sui tassi ma scenario ancora aperto
Il messaggio atteso dalla presidente Lagarde sarà probabilmente di equilibrio: da un lato la Bce può prendere tempo, grazie a dati più benigni su prezzi, salari, attività economica e aspettative d’inflazione; dall’altro deve mantenere credibile la possibilità di un nuovo intervento se l’energia dovesse alimentare una spirale più ampia.
Il punto favorevole alla pausa è che i temuti effetti di secondo giro non si sono ancora materializzati. La crescita dei salari continua a rallentare, il mercato del lavoro appare più debole, soprattutto in Germania, e le imprese interpellate dalla Bce si aspettano pressioni retributive più contenute.
Il rischio principale arriva però dall’energia. Costi più alti possono trasferirsi su beni e servizi e, nel tempo, spingere richieste salariali più elevate. A questo si aggiungono le tensioni commerciali, i costi energetici ancora sostenuti e la concorrenza cinese in alcuni mercati chiave per l’export europeo.
Per famiglie e imprese, la direzione dei tassi resta decisiva: le indicazioni della Bce influenzeranno le aspettative dei mercati e quindi il costo del credito. In autunno, oltre al petrolio, peserà anche il possibile ritorno delle pressioni sui prezzi alimentari, legate al caldo estremo in Europa e ai rischi per raccolti e trasporti fluviali.
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