Bce lascia i tassi al 2%: pesa la guerra in Medio Oriente

Francoforte conferma la linea attendista mentre il conflitto in Medio Oriente aumenta i rischi su inflazione e crescita e rafforza l’incertezza

Bce lascia i tassi al 2%: pesa la guerra in Medio Oriente© Photo by Andreas Rentz/Getty Images

La Banca centrale europea (Bce) sceglie la linea della prudenza e conferma i tassi di interesse invariati. Il tasso sui depositi resta al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%, con una decisione presa all’unanimità dal Consiglio direttivo.

Una scelta in linea con le attese, che arriva in un contesto segnato da nuove tensioni internazionali e da un aumento dell’incertezza economica.

La linea attendista dei tassi

La presidente Christine Lagarde ha ribadito che l’istituto si trova in una posizione solida per affrontare la fase attuale. L’inflazione, ha spiegato, si colloca intorno all’obiettivo del 2%, mentre l’economia dell’area euro ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri.

La strategia resta quella già adottata: decisioni prese riunione dopo riunione e basate sui dati, senza vincoli su un percorso prefissato dei tassi. In questo contesto, la Bce si considera “in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza” e pronta ad agire se necessario.

Guerra ed energia: i nuovi rischi per inflazione e crescita

A pesare sulle prospettive è soprattutto il conflitto in Medio Oriente, che ha già provocato un aumento dei prezzi dell’energia. Francoforte avverte che questa dinamica potrebbe alimentare l’inflazione e allo stesso tempo frenare la crescita economica.

I rischi risultano ora sbilanciati: al rialzo per l’inflazione e al ribasso per il Pil. L’evoluzione dipenderà dall’intensità e dalla durata della guerra e da come lo shock energetico si trasmetterà ai prezzi al consumo e ai salari.

Le stime della Bce su inflazione e Pil

Nello scenario di base, la Bce prevede un’inflazione media del 2,6% nel 2026, del 2% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. Per quanto riguarda la crescita, le stime indicano un Pil in aumento dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso soprattutto per il primo anno dell’orizzonte previsivo.

Le proiezioni incorporano anche diversi scenari legati all’andamento dei prezzi energetici. Nel caso base, petrolio e gas raggiungono un picco nel secondo trimestre del 2026 per poi diminuire; negli scenari più avversi, invece, i prezzi potrebbero salire in modo molto più marcato e restare elevati più a lungo.

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