Bce e AI, allarme rischi per banche legati all’intelligenza artificiale

Christine-Lagarde-BcePhoto by Thomas Lohnes/Getty Images

La Bce ha intensificato la sua vigilanza sui rischi che l’intelligenza artificiale può comportare per le banche dell’area euro, ponendo un’attenzione crescente non solo sull’uso tecnologico, ma soprattutto sull’impatto finanziario e sulla stabilità del sistema creditizio.

Lo segnala un recente report: Francoforte starebbe chiedendo agli istituti bancari dettagli più precisi sulla loro esposizione creditizia verso imprese legate all’AI, comprese le attività di finanziamento per i data center e le altre infrastrutture digitali.

Cosa preoccupa la Banca centrale europea

Questa iniziativa, voluta dalla Bce e legata alla diffusione dell’intelligenza artificiale nei settori bancari, riflette timori condivisi dai più autorevoli osservatori. L’adozione di tecnologie generative e algoritmi di apprendimento automatico potrebbe creare dipendenze e vulnerabilità non misurate dai modelli tradizionali di rischio. In particolare, il timore è che un forte indebitamento delle aziende hi-tech e una possibile bolla nei prezzi degli asset collegati all’AI possano esporre le banche a perdite improvvise qualora il mercato si corregga.

Per comprendere meglio queste preoccupazioni, è utile considerare anche il contesto regolatorio europeo più ampio. Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del Regolamento UE sull’AI, previsto per l’estate del 2026, molte applicazioni di intelligenza artificiale in ambito bancario – soprattutto quelle classificate come “high-risk” per l’analisi del merito creditizio e per i sistemi di scoring – saranno soggette a obblighi di trasparenza, governance e controllo più stringenti.

La Bce, oltre a sollecitare informazioni sulle esposizioni, sta organizzando workshop mirati con gli istituti di credito per analizzare come viene impiegata l’AI generativa nelle operazioni quotidiane e nella gestione dei rischi. Questo approccio non è punitivo, ma riflette una strategia di vigilanza preventiva volta a bilanciare innovazione e resistenza finanziaria, in un settore dove l’adozione di tecnologie digitali è ormai massiccia ma spesso poco allineata ai meccanismi tradizionali di supervisione.

Gli esperti sottolineano che le nuove tecnologie possono rappresentare un acceleratore di efficienza per le banche – dall’automazione delle procedure alla rilevazione delle frodi – ma allo stesso tempo richiedono modelli di rischio adattati, capacità di governance adeguate e competenze specialistiche che non tutte le istituzioni possiedono ancora.

Dunque, mentre l’AI continua a trasformare il settore bancario, la Bce sta cercando di assicurare che questa trasformazione avvenga con cautela e controllo, affinché l’innovazione non comprometta la stabilità finanziaria complessiva del sistema euro.

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