Auto, il 2026 è l’anno della resa dei conti

Auto, il 2026 è l’anno della resa dei conti© Shutterstock

Il 2026 si conferma un anno particolarmente complesso per l’industria dell’automotive mondiale. Tra tensioni geopolitiche, rallentamento delle vendite, compressione dei margini e una competizione tecnologica sempre più intensa, il settore è chiamato a fronteggiare una trasformazione che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intero mercato. È quanto emerge dalla 23ª edizione del Global Automotive Outlook di AlixPartners, che per il secondo anno consecutivo colloca l’automotive al primo posto tra le industrie maggiormente esposte ai processi di disruption.

Secondo il rapporto, le immatricolazioni globali di autoveicoli sono destinate a scendere del 4% nel 2026 nell’anno in corso, rispetto al precedente, attestandosi a 88,1 milioni di unità. A sorprendere è soprattutto il rallentamento del mercato cinese, che registra per la prima volta una contrazione a doppia cifra (-10%), fermandosi a circa 24,6 milioni di veicoli. La riduzione della domanda interna, però, non rallenta l’espansione internazionale dei costruttori cinesi, che aumentano le esportazioni da 7 a 10 milioni di veicoli.

L’Europa è l’obiettivo della Cina

L’Europa, nel 2026, resta uno dei principali mercati di destinazione dell’automotive. Secondo AlixPartners, i marchi cinesi raggiungeranno una quota del 12% del mercato europeo, grazie a un’offerta competitiva che combina prezzi contenuti, motorizzazioni ibride ed elettriche, ricche dotazioni tecnologiche e design sempre più apprezzato. In Italia la crescita è ancora più evidente: dopo il raddoppio della quota di mercato nel 2025, la penetrazione dei brand cinesi ha raggiunto il 13% nei primi mesi del 2026, trainata da marchi come Mg, Byd, Leapmotor e Omoda & Jaecoo.

Le difficoltà riguardano anche la filiera europea della componentistica. La Confederazione europea stima che entro il 2030 potrebbero andare persi fino a 350.000 posti di lavoro, di cui circa 100.000 già scomparsi negli ultimi due anni. La diffusione dei veicoli elettrici, che richiedono un numero inferiore di componenti rispetto ai modelli con motore endotermico, sta infatti modificando profondamente la struttura industriale del settore.

A complicare il quadro contribuisce il vantaggio competitivo della Cina, sostenuto da ingenti politiche industriali e da un ecosistema favorevole allo sviluppo dell’auto elettrica. Al contrario, l’Europa continua a confrontarsi con gli effetti della transizione prevista dal Green Deal e con il divieto di vendita delle nuove auto a motore termico dal 2035, cercando nel frattempo di rafforzare la competitività attraverso iniziative come l’Industrial Accelerator Act.

Il futuro del settore automobilistico

La sfida, tuttavia, non riguarda soltanto i costruttori tradizionali. L’automobile sta diventando sempre più un software-defined vehicle, cioè un veicolo il cui valore dipende in misura crescente dal software, dall’intelligenza artificiale e dalla connettività.

In questo scenario assumono un ruolo centrale aziende tecnologiche come Nvidia, Qualcomm e Google, che forniscono piattaforme hardware e software essenziali per le auto di nuova generazione. Per i costruttori europei la partita non si gioca quindi solo sulla produzione di veicoli, ma anche sulla capacità di sviluppare competenze digitali, stringere alleanze strategiche e preservare la propria autonomia tecnologica in un mercato sempre più competitivo.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata