Il punto più lontano dalla Terra mai raggiunto dall’uomo arriva insieme a uno dei programmi più costosi della storia recente della Nasa. Artemis 2 segna il ritorno in orbita lunare, ma soprattutto rende visibile un investimento da oltre 90 miliardi di dollari che sta ridefinendo il ruolo economico dello spazio.
La cifra deriva dagli audit dell’Office of Inspector General della Nasa e riguarda i costi accumulati tra il 2012 e il 2025, ripresi da analisi indipendenti come Bloomberg e Abc News. Non è il costo della singola missione, ma la base finanziaria di un programma destinato a estendersi per tutto il decennio.
La missione, partita a inizio aprile e della durata di circa dieci giorni, ha un obiettivo operativo: testare sistemi e procedure in vista del ritorno umano sulla superficie lunare. Il sorvolo del lato nascosto di queste ore e il blackout delle comunicazioni fanno parte di questa fase.
La Luna come infrastruttura
Artemis nasce con un’impostazione diversa rispetto alle missioni Apollo. L’obiettivo non è dimostrare la capacità di raggiungere la Luna, ma costruire le condizioni per restarci. La Nasa ha indicato il Polo Sud lunare come area prioritaria, per la presenza di acqua ghiacciata già osservata e considerata decisiva anche da analisi internazionali.
L’acqua consente di produrre ossigeno e idrogeno direttamente sul posto, riducendo la necessità di rifornimenti dalla Terra. È un passaggio tecnico con implicazioni economiche: abbattere i costi logistici è la condizione per rendere sostenibili attività continuative nello spazio.
Su questa base si sta sviluppando quella che viene definita economia cislunare, cioè l’insieme delle attività tra Terra e orbita lunare. Secondo Morgan Stanley, il valore dell’economia spaziale globale potrebbe superare i mille miliardi di dollari entro il 2040, mentre l’Ocse stima che abbia già superato i 500 miliardi.
Il ruolo dell’Italia nel programma Artemis
Il programma Artemis attiva una filiera industriale ampia e distribuita. I dati pubblicati oggi dal Sole 24 Ore indicano che l’aerospazio italiano ha superato gli 8 miliardi di export, con un avanzo commerciale vicino ai 4 miliardi e una crescita significativa nel 2025.
In Lombardia, uno dei principali poli europei del settore, l’export sfiora i 3 miliardi. Il sistema produttivo coinvolge grandi gruppi e una rete estesa di fornitori, integrati nei programmi internazionali. Tra questi, anche aziende italiane impegnate direttamente in Artemis: componenti della capsula Orion, come i pannelli fotovoltaici, sono realizzati nel nostro Paese
Il modello è quello di una produzione distribuita su scala globale, in cui le agenzie pubbliche definiscono obiettivi e investimenti e le imprese realizzano tecnologie e componenti. Il budget della Nasa si aggira intorno ai 24 miliardi di dollari annui e attiva un volume economico più ampio attraverso contratti industriali. Il costo di un singolo lancio del sistema Sls è stimato intorno ai 4 miliardi di dollari secondo analisi riprese da Bloomberg.
La dimensione economica si intreccia con quella geopolitica. La Cina punta a portare astronauti sulla Luna entro il 2030, aprendo una competizione diretta con gli Stati Uniti su infrastrutture e tecnologie. Anche la comunicazione entra in questo ecosistema. Durante la missione, contenuti condivisi dagli astronauti sono diventati virali e rilanciati da marchi globali (su tutti, vi consigliamo il video di Ferrero, che ha sfruttato la presenza di un barattolo Nutella a bordo della missione Artemis 2), mostrando come la visibilità legata allo spazio abbia un valore economico crescente.
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Un'immagine pubblicata dalla Nasa mostra la Terra che tramonta dietro la superficie lunare, vista da Orion durante il flyby di Artemis II. In primo piano il cratere Ohm, sullo sfondo le nubi sopra Australia e Oceania© Nasa




