Armani, la Fondazione studia l’apertura del capitale

L'ente che controlla il Gruppo valuta l’ingresso di un socio industriale fino al 15%, tra tempi, advisor e la volontà di preservare l’autonomia e l’identità del marchio

Armani, la Fondazione studia l’apertura del capitaleSilvana Armani in occasione dello show Giorgio Armani Privé Haute Couture Week Spring/Summer 2026 alla Parigi Fashion Week© Photo by Stephane Cardinale - Corbis/Corbis via Getty Images

Il futuro del Gruppo Giorgio Armani si gioca ora soprattutto sul terreno della governance e dell’assetto proprietario. Dopo la morte del fondatore, la priorità della Fondazione Armani, che controlla la società, è individuare un percorso che consenta di mantenere il timone industriale per un periodo prolungato, valorizzando al meglio il Gruppo in una fase complessa per il mercato globale della moda.

Dietro le quinte del lavoro stilistico, Leo Dell’Orco e gli altri membri del board della Fondazione stanno studiando modalità e tempi di una possibile apertura del capitale, nel solco delle volontà espresse dallo stilista nel testamento. Un percorso che non viene affrontato con urgenza e che vede famiglia e management sostanzialmente compatti sulla direzione da seguire.

Apertura del capitale fino al 15%

Alla Fondazione Armani spetterà la scelta del gruppo industriale a cui cedere il 15% del capitale. Il testamento di Giorgio Armani indica in via prioritaria Lvmh, EssilorLuxottica e L’Oréal, lasciando tuttavia aperta la possibilità di individuare altri investitori, a condizione che siano operatori del mondo della moda e del lusso e di pari standing.

Il documento affida alla Fondazione il compito di avviare l’operazione entro 12 mesi e di portarla a termine entro 18 mesi. All’interno della famiglia, però, sta maturando l’idea che l’apertura del capitale non rappresenti un obbligo, ma piuttosto un’opzione messa a disposizione degli eredi. L’auspicio dello stilista, infatti, sarebbe stato quello di vedere la famiglia in grado di continuare a guidare il gruppo in autonomia.

Advisor, valutazioni e scenari per il futuro di Armani

Secondo quanto pubblicato dal Corriere della Sera il 4 febbraio, il consiglio della società ha già avviato la ricerca di un consulente industriale incaricato di redigere un nuovo piano strategico, pensato per affrontare una fase particolarmente complessa del mercato mondiale della moda. Parallelamente, il board della Fondazione dovrebbe incaricare, intorno alla metà dell’anno, un advisor finanziario per elaborare una valutazione preliminare di Armani, basata sui numeri attuali e sulle prospettive di crescita.

La scelta dell’advisor potrebbe ricadere su Rothschild & Co, realtà che il Gruppo conosce bene. Nel consiglio della Fondazione, evidenzia il quotidiano, siede Irving Bellotti, partner della banca d’affari ed esperto di fusioni e acquisizioni nel settore del lusso, che in passato ha assistito Valentino nella cessione a Mayhoola.

In questo contesto di riflessione strategica, la continuità sul fronte creativo viene letta come un elemento di stabilità. Le prime sfilate dopo la scomparsa del fondatore hanno registrato un riscontro positivo, con Leo Dell’Orco alla guida delle collezioni maschili e Silvana Armani al debutto nell’alta moda con Armani Privé, confermando la volontà di garantire solidità al marchio mentre si definiscono le scelte sul futuro societario.

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