La Commissione Ue propone una profonda riforma delle regole sugli appalti pubblici, con l’obiettivo di semplificare le procedure, ridurre gli oneri burocratici e utilizzare la spesa pubblica come leva per rafforzare la competitività dell’industria europea. Al centro del nuovo impianto c’è anche una preferenza europea, che in determinate circostanze consentirà alle amministrazioni di limitare o escludere la partecipazione di operatori e prodotti provenienti da Paesi terzi.
Questo mercato rappresenta circa il 15% del Pil dell’Unione europea, per un valore nell’ordine dei 2.500-2.600 miliardi di euro l’anno. Bruxelles considera quindi gli acquisti effettuati da amministrazioni, enti pubblici e servizi essenziali uno strumento strategico per sostenere le imprese europee e ridurre alcune dipendenze dall’estero.
Un unico regolamento al posto di tre direttive
Uno degli elementi principali della proposta è la sostituzione delle tre direttive europee attualmente in vigore con un unico regolamento. L’obiettivo della riforma degli appalti pubblici Ue è rendere più omogenee le procedure nei 27 Stati membri e ridurre la complessità per le aziende che partecipano alle gare oltre i confini nazionali.
La Commissione prevede inoltre una piattaforma digitale europea destinata a facilitare l’accesso agli appalti, attraverso strumenti comuni e una maggiore interoperabilità tra i sistemi nazionali. Secondo le stime di Bruxelles, la semplificazione potrebbe generare risparmi amministrativi per circa 650 milioni di euro all’anno.
La svolta del Buy European
La novità più significativa riguarda però la possibilità di privilegiare, in determinate condizioni, le offerte dell’Europa. La proposta non introduce un obbligo generalizzato di acquistare esclusivamente prodotti Made in Europe, ma crea un quadro comune che consente alle amministrazioni di adottare criteri di preferenza.
Le autorità potranno intervenire soprattutto quando sono in gioco sicurezza economica, infrastrutture strategiche, dipendenze critiche, resilienza delle catene di approvvigionamento o mancanza di reciprocità nell’accesso ai mercati degli appalti pubblici. La proposta prevede inoltre la possibilità di limitare l’accesso a operatori di Paesi che non garantiscono condizioni analoghe alle imprese europee. In alcune circostanze, le amministrazioni potranno penalizzare o escludere offerte con una componente europea inferiore al 50% del valore complessivo, secondo il meccanismo previsto dalla proposta.
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Più peso alla qualità, non solo al prezzo
La riforma punta anche a superare la logica del semplice massimo ribasso. Le gare dovranno infatti considerare maggiormente il rapporto tra prezzo e qualità, includendo elementi come sostenibilità ambientale, sicurezza, resilienza delle forniture e condizioni di lavoro.
La proposta stabilisce un peso minimo del 30% per la qualità nella valutazione delle offerte, che sale al 50% per i contratti caratterizzati da un’elevata intensità di lavoro. L’obiettivo è evitare che il prezzo più basso rappresenti automaticamente il criterio decisivo per l’aggiudicazione.
La proposta dovrà ora passare attraverso il normale iter legislativo Ue, con il coinvolgimento di Parlamento e del Consiglio europei. Se approvata, la riforma potrebbe quindi modificare profondamente il modo in cui il denaro pubblico viene utilizzato: non soltanto per acquistare beni e servizi al minor costo possibile, ma anche per sostenere la competitività europea, la sicurezza delle forniture e la capacità industriale del continente.
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La presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen© Dati Bendo/European Union, 2026




