AI, il ritorno dell’investimento (Roi) non è solo una questione di numeri

Valutare l’intelligenza artificiale con i soli criteri economici tradizionali rischia di limitarne il potenziale trasformativo su processi, cultura e innovazione

AI, il ritorno dell’investimento (Roi) non è solo una questione di numeri

Molte aziende, nel momento in cui valutano un investimento in intelligenza artificiale (AI), si pongono la domanda più ovvia: qual è il ritorno sull’investimento (Roi)? Una domanda legittima, ma spesso mal posta. Quando si investe in AI, vanno superati i modelli di valutazione classici, poco adatti a misurare il reale impatto delle tecnologie intelligenti.

Per comprendere meglio questo ragionamento, si può tornare indietro agli anni 2000: allora, nessuno sapeva calcolare il Roi (Return on investment) di un sito web, ma tutti erano consapevoli della sua importanza. Oggi siamo davanti allo stesso tipo di salto. L’errore delle aziende è applicare all’AI lo stesso modello usato per l’aggiornamento di un server.

Secondo un’analisi di Sas, tra le principali realtà mondiali attive nel campo dei dati e dell’intelligenza artificiale, pensare all’AI come a una spesa una tantum o a uno strumento da integrare in un processo esistente è una visione riduttiva. L’intelligenza artificiale non è un semplice upgrade, ma una trasformazione strutturale del modo in cui un’organizzazione pensa, decide ed evolve. È un cambiamento che coinvolge le persone, le competenze e la cultura, ben oltre l’automazione dei task.

AI e i limiti del Roi tradizionale

I modelli di Roi tradizionali si concentrano su parametri chiari e misurabili nel breve periodo: riduzione dei costi, risparmio di tempo, aumento della produttività. Sono elementi importanti, ma se applicati in modo esclusivo rischiano di sottovalutare il potenziale strategico dell’AI, finendo per disincentivare iniziative coraggiose e trasformative.

Un esempio su tutti: un’applicazione di AI generativa, si evidenzia da Sas, ha permesso a una banca regionale non solo di velocizzare l’onboarding dei clienti, ma di cambiare il modo in cui lavorano insieme i team legale, compliance e commerciale. Un impatto culturale non previsto dai calcoli iniziali, ma capace di generare valore diffuso.

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Il modello della piramide del valore dell’AI

Per aiutare le aziende a valutare correttamente l’impatto dell’intelligenza artificiale, Sas propone un modello alternativo: la piramide del valore dell’AI, che distingue tre livelli di benefici.

Alla base si trovano i guadagni di efficienza: automazione di attività ripetitive, risparmio di tempo per il personale, riduzione dei costi operativi. Un primo passo necessario, ma non sufficiente per cogliere la portata innovativa dell’AI.

Il secondo livello è quello della qualità delle decisioni. Qui l’intelligenza artificiale mostra il suo valore nel medio-lungo periodo: scopre pattern nascosti, rileva anomalie, produce insight. I benefici? Decisioni più intelligenti, minor rischio e maggiore precisione, per esempio nell’underwriting assicurativo, nella prevenzione delle frodi o nella gestione della supply chain.

Infine, il vertice della piramide: innovazione e cultura. L’intelligenza artificiale non si limita a migliorare i processi esistenti, ma li reinventa. Spinge le imprese a creare nuovi prodotti, ridefinire i modelli di business, adottare una cultura più sperimentale e orientata ai dati.

Investire nell’AI significa investire nel cambiamento

Ridurre l’AI a una voce di spesa da confrontare con un beneficio immediato rischia di portare a scelte conservative, orientate solo ai ritorni più facili da misurare. L’adozione del modello della piramide consente invece di allargare lo sguardo, giustificare investimenti più ambiziosi e fissare obiettivi coerenti con un processo di trasformazione sostenibile.

Per questo Sas invita le aziende a cambiare prospettiva: la vera domanda da porsi non è “qual è l’ROI di questo modello?”, ma “cosa stiamo abilitando diventando un’impresa nativamente AI?”. La risposta include una maggiore reattività ai rischi, interazioni più personalizzate con i clienti, maggiore agilità normativa e competenze pronte ad affrontare le prossime grandi trasformazioni.

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