Tra il 28 gennaio e il 13 febbraio 2026 oltre 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione sono evaporati dal settore del software enterprise. Un crollo che ha colpito il cuore dell’economia digitale e che ha riacceso il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale.
A intervenire è stato Andrea Pignataro, fondatore e ceo di Ion Group. Nel suo saggio The Wrong Apocalypse, pubblicato il 15 febbraio, Pignataro sostiene che il mercato stia reagendo per le ragioni sbagliate.
Il sell-off è stato innescato dal lancio dei plugin specializzati di Claude Cowork di Anthropic e dai progressi di Claude Code, strumenti capaci di redigere documenti legali, gestire flussi contabili, costruire tool interni e automatizzare attività tipiche del lavoro cognitivo strutturato. La logica degli investitori è stata immediata: se un agente AI può fare ciò che fa un software, perché continuare a pagare quel software?
Perché il mercato sbaglia bersaglio
Per Pignataro, questa lettura confonde capacità e coordinamento. Il software enterprise non nasce solo per svolgere compiti cognitivi, ma per coordinare il lavoro tra attori diversi, con regole, autorizzazioni, standard e tracciabilità condivisi. È un’infrastruttura istituzionale prima ancora che tecnologica.
Nel suo intervento, l’imprenditore richiama il concetto di language game di Ludwig Wittgenstein: le aziende non si limitano a usare piattaforme come un Erp o Salesforce, ma parlano attraverso di esse. Processi, metriche, gerarchie e flussi decisionali sono incorporati nel software. Sostituire un gestionale non significa rimpiazzare una funzione, ma riscrivere il linguaggio operativo di un’organizzazione.
Secondo questa impostazione, l’erosione riguarderà soprattutto lo strato più commodity del software, quello legato a compiti prevalentemente cognitivi, mentre le soluzioni profondamente integrate nei processi organizzativi saranno più resilienti.
Il paradosso
Il vero rischio, però, è un altro. Ogni impresa che adotta l’AI per restare competitiva contribuisce ad addestrare la piattaforma che potrebbe finire per fare direttamente il suo lavoro.
Attraverso pattern aggregati e longitudinali, le piattaforme apprendono la struttura e la “grammatica” del lavoro in interi settori: consulenza, legale, assicurazioni, advisory finanziaria. Non vengono esposti dati proprietari in senso stretto, ma la forma del lavoro sì.
Si crea così una dinamica che Pignataro paragona a una tragedia dei beni comuni: la scelta è razionale per ogni singola impresa, che teme di perdere competitività se non adotta l’AI; ma l’esito collettivo può essere distruttivo. Le piattaforme, accumulando conoscenza trasversale, possono arrivare a offrire direttamente ai clienti finali i servizi oggi intermediati da studi legali, società di consulenza, advisor finanziari.
Nell’analisi del Ceo di Ion Group si ipotizza una possibile sequenza a cascata: prima l’erosione dei servizi più standardizzati, poi l’ingresso in attività a maggiore complessità, fino a effetti su real estate commerciale, viaggi d’affari, venture capital e basi fiscali urbane. I 2.000 miliardi già bruciati rappresenterebbero solo un anticipo di una trasformazione molto più ampia.
Europa come freno alla “cascata” dell’AI
In questo scenario, la frammentazione regolatoria europea – spesso vista come un limite competitivo – potrebbe agire da attrito utile. La presenza di 27 regimi regolatori, la tutela del lavoro, le barriere linguistiche e normative rallentano la trasmissione dello shock tra settori, riducendo la velocità della propagazione.
Non si tratta di immunità, ma di frizione. E la frizione, in una dinamica a cascata, può fare la differenza tra una transizione gestita e una rottura strutturale.
Il punto centrale, conclude Pignataro, non è chiedersi se l’AI possa fare ciò che fa un software. La domanda è cosa accade quando le istituzioni che la adottano scoprono di averle insegnato a giocare secondo le proprie regole, senza di loro. Una questione che sarà decisa dalle scelte cumulative di milioni di imprese nel prossimo decennio.
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Andrea Pignataro, fondatore e Ceo di Ion Group© Getty Images




