L‘intelligenza artificiale (AI) entra in una nuova fase commerciale: dopo mesi in cui molte piattaforme hanno puntato su abbonamenti fissi, il settore sta progressivamente adottando un modello pay-per-use, nel quale le aziende pagano in base all’effettivo consumo di risorse, come token elaborati, richieste effettuate o capacità di calcolo utilizzata. Una trasformazione che rischia di incidere in modo significativo sui bilanci delle imprese.
Il cambiamento nasce dalla crescente diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa nelle attività quotidiane. Se inizialmente le formule a canone fisso hanno favorito una rapida adozione della tecnologia, oggi i costi dell’infrastruttura necessaria per gestire modelli sempre più potenti stanno spingendo i fornitori verso sistemi di tariffazione più flessibili e direttamente collegati ai consumi.
L’effetto dell’AI sulle aziende
Per molte aziende il risultato del passaggio da abbonamenti fissi a pay-per-use è una sorta di “bolletta dell’AI”. L’utilizzo intensivo di chatbot, assistenti virtuali, agenti AI e applicazioni integrate nei processi aziendali può infatti generare spese molto superiori alle previsioni, soprattutto quando manca un controllo puntuale dei consumi.
Il fenomeno riguarda in particolare le organizzazioni che hanno distribuito strumenti di intelligenza artificiale a centinaia o migliaia di dipendenti. Ogni interrogazione ai modelli linguistici, ogni elaborazione di documenti o analisi automatizzata comporta infatti un costo computazionale che, sommato su larga scala, può far lievitare rapidamente la spesa mensile.
Per questo motivo molte imprese stanno introducendo nuove strategie di governance dell’AI. Tra le soluzioni più adottate figurano il monitoraggio dei consumi in tempo reale, la definizione di budget per singoli reparti, l’impiego di modelli meno costosi per le attività di routine e la scelta di utilizzare i sistemi più avanzati solo quando realmente necessario.
Cosa cambia economicamente e socialmente
La transizione dal modello “all you can eat” a quello a consumo rappresenta quindi un cambiamento culturale oltre che economico. L’AI non sarà più percepita come un servizio a costo fisso, ma come una risorsa da gestire con la stessa attenzione riservata al cloud computing o all’energia.
Per le aziende la sfida sarà trovare il giusto equilibrio tra innovazione e sostenibilità dei costi. Chi riuscirà a misurare con precisione il valore prodotto da ogni applicazione di intelligenza artificiale potrà continuare a investire senza sorprese in fattura; chi invece adotterà questi strumenti senza una strategia di controllo rischia di vedere crescere rapidamente la spesa operativa, riducendo parte dei benefici promessi dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
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