Accordo Ue-India: cosa cambia per il Made in Italy

Dai macchinari al vino, passando per olio, auto e chimica: ecco i settori italiani che guadagnano di più dall’intesa commerciale firmata con Nuova Delhi

Accordo Ue-India: cosa cambia per il Made in ItalyDa sinistra a destra: Chandrapuram Ponnusami Radhakrishnan, António Costa, Narendra Modi e Ursula von der Leyen© European Union, 2026, licensed under CC BY 4.0 /Dati Bendo

L’Unione europea (Ue) e l’India hanno chiuso i negoziati su un storico accordo di libero scambio che rimuoverà progressivamente i dazi su gran parte dei beni europei esportati. L’intesa, che copre un mercato di oltre 1,5 miliardi di persone, punta a raddoppiare l’interscambio commerciale – oggi pari a 180 miliardi di euro l’anno – e a liberare fino a 4 miliardi di euro l’anno in dazi doganali risparmiati.

Nel 2024, gli scambi commerciali tra Italia e India hanno superato i 14 miliardi di euro. Il trend è in crescita costante e, secondo stime condivise da Promos Italia e IICCI, l’accordo potrebbe generare 20 miliardi di euro all’anno in più per l’economia europea e 4-5 miliardi per quella indiana.

Export italiano: i comparti che beneficiano di più

L’Italia parte da una posizione solida. Nei primi undici mesi del 2025 ha esportato in India beni per 5 miliardi di euro, con una crescita del 7,6% rispetto all’anno precedente. Il settore dei macchinari industriali domina, con oltre 1,8 miliardi di euro: proprio qui i dazi, oggi al 44%, verranno completamente eliminati, restituendo competitività alle imprese italiane.

L’accordo prevede anche l’eliminazione o la riduzione dei dazi sui prodotti chimici (22%) e farmaceutici (11%), oltre all’azzeramento per le parti di automobili entro cinque-dieci anni. In totale, saranno coinvolte il 96,6% delle esportazioni europee in valore.

Il settore agroalimentare italiano guadagna accesso più agevolato a un mercato dove la classe media supera i 400 milioni di persone. I dazi sul vino, oggi al 150%, scenderanno al 75% all’entrata in vigore, per poi calare fino al 20%. L’olio d’oliva beneficerà di un azzeramento dei dazi in cinque anni, mentre per pane e dolciumi sono previsti tagli fino al 50%.

Restano esclusi dalla liberalizzazione i comparti più sensibili: carne bovina, pollo, zucchero, riso. Le importazioni indiane dovranno comunque rispettare le norme europee su salute e sicurezza alimentare.

Le indicazioni geografiche protette saranno oggetto di un accordo separato, tuttora in fase di negoziazione.

Auto e trasporti: accesso più ampio, ma graduale

Secondo quanto emerso da articoli pubblicati ieri da Il Sole 24 Ore, La Stampa e Corriere della Sera, l’intesa prevede una riduzione graduale dei dazi sulle auto italiane: oggi al 110%, scenderanno prima al 40%, per poi calare al 10% entro 10–15 anni. Tuttavia, le auto elettriche restano escluse dalle agevolazioni, per proteggere l’industria locale emergente.

Il limite annuo di veicoli europei importabili in India con dazi ridotti potrebbe essere fissato a 200.000 unità. Per l’Italia, si tratta di un’opportunità parziale, ma utile a recuperare spazio in un mercato da 4,4 milioni di veicoli l’anno, destinato a crescere fino a 6 milioni entro il 2030.

Difesa e geopolitica

Ue e India hanno concordato anche una cooperazione rafforzata nel settore della Difesa, in risposta alle tensioni globali e alle sfide tecnologiche emergenti. Si tratta di una partnership inedita, che avvicina Nuova Delhi a Bruxelles e rafforza i rapporti bilaterali sul piano politico, energetico e industriale. Sul quotidiano la Repubblica si sottolineava come la stallo sulla ratifica di un accordo commerciale Ue-Usa, avrebbe favorito il rafforzamento del legame tra l’Europa e il Subcontinente.

Cosa cambia per il Made in Italy

Per il Made in Italy, questo accordo rappresenta la più grande apertura mai concessa dall’India a un partner commerciale. I macchinari industriali e i prodotti chimici guadagnano terreno, mentre vino e olio beneficiano finalmente di accesso semplificato a uno dei mercati più dinamici del pianeta. L’automotive vede spiragli nuovi, ma resta vincolato da limiti temporali e quantitativi.

Accanto a questi comparti, le opportunità si estendono anche a componentistica, energia, tecnologie verdi, farmaceutico e scienze della vita, oltre ai settori “classici” del Made in Italy come moda, arredamento, design e agroalimentare di qualità.

Al contrario, settori come latticini, carni, zucchero e riso restano esclusi, così come le indicazioni geografiche. Per le imprese italiane già presenti sul territorio (oltre 600), si apre una fase di consolidamento e crescita. Per quelle che ancora non esportano, l’India diventa una nuova frontiera da esplorare.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata