Campari taglia per crescere: nel bicchiere restano i big

Il ceo Simon Hunt annuncia un piano di rilancio che punta su marchi globali e consumi strategici. Addio al 9% del portafoglio e stop alle acquisizioni

Campari taglia per crescere: nel bicchiere restano i bigIl Ceo di Campari, Simon Hunt

Dopo tre anni complicati, Campari cambia strategia e si prepara a un deciso cambio di passo. Lo ha annunciato Simon Hunt, Ceo del gruppo dallo scorso gennaio, durante lo Strategy Day di Sesto San Giovanni, dove ha presentato le direttrici che guideranno il rilancio del colosso italiano degli alcolici. Il primo obiettivo? Ridurre la complessità e tornare alla crescita organica, razionalizzando il portafoglio e congelando temporaneamente le acquisizioni.

Il piano di Hunt segna una netta inversione rispetto alla stagione espansiva che ha caratterizzato gli ultimi anni del gruppo. Al centro c’è un’idea semplice: focalizzarsi sui marchi più forti, liberandosi di quelli che rallentano la corsa. È per questo che Campari ha annunciato la cessione di circa 30 brand, pari al 9% del portafoglio, perché “non sono più strategici, non sono scalabili o diluiscono i margini” ha dichiarato Hunt.

Il manager inglese ha chiarito che il nuovo corso mira a riportare disciplina nell’allocazione del capitale, selettività negli investimenti e protezione del pricing. “In passato ci siamo allargati troppo. Ora dobbiamo essere più focalizzati, più veloci. Siamo nati nei bar e lì dobbiamo crescere” ha spiegato. Sotto la sua guida, Campari si concentrerà su cinque marchi globali ad alto potenziale – tra cui Aperol e Courvoisier, le nuove colonne della strategia – e punterà a ricostruire la cultura Camparista, “unica e un po’ persa” negli anni.

Stop alle acquisizioni, priorità al debito

Il nuovo approccio implica anche una frenata decisa sull’M&A. Dopo anni segnati da operazioni rilevanti, Hunt ha messo tutto in pausa: “Abbiamo tanto potenziale interno che dobbiamo monetizzare. Concentrazione prima, operazioni dopo”. La vendita dei marchi meno redditizi servirà anche a ridurre il debito: l’obiettivo è abbassare la leva finanziaria sotto quota 2,5, rispetto al 2,9 di fine settembre.

Sul fronte commerciale, Campari intende sfruttare nuove occasioni di consumo, come già sperimentato con successo in Italia durante i festival musicali, dove questa estate sono stati serviti 1,5 milioni di Aperol Spritz in nove secondi l’uno. Un modello da esportare nei mercati emergenti: “Vogliamo portare l’esperienza dello Spritz in piazza a Shanghai, Buenos Aires, Lagos. L’italianità è un brand globale, motivante, aspirazionale”, ha aggiunto Hunt.

Il nodo Lagfin e il peso sulla Borsa

Lo scenario resta condizionato anche dall’inchiesta fiscale che coinvolge Lagfin, la holding dell’azionista di controllo Luca Garavoglia, con il sequestro di azioni Campari per 1,3 miliardi di euro. Interpellato sul punto, Simon Hunt ha evitato di commentare, precisando che si tratta di una questione dell’azionista e non dell’azienda.

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