William Salice ha legato tutta la propria carriera professionale alla Ferrero inventando tanti prodotti amatissimi dagli italiani e non solo, compresi i Pocket Coffee. Con la liquidazione, a 75 anni ha fondato Color your life per continuare a far felici i più giovani

Tutti i bambini hanno un (doppio) debito nei confronti di William Salice. È grazie a lui, infatti, se oggi esistono gli Ovetti Kinder: i dolci della Ferrero le cui “sorpresine” hanno divertito – e divertono tuttora – intere generazioni. Ed è sempre grazie a lui se è nata una realtà come Color your life che si prende a cuore il destino, formativo e professionale, dei ragazzi delle scuole medie e superiori.

Dopo aver passato oltre 46 anni in Ferrero ideando prodotti innovativi come i Pocket Coffee, nel 2008, all’età di 75 anni, Salice decide di terminare la sua carriera professionale. Per iniziarne un’altra nel mondo delle onlus. Così con i soldi della sua liquidazione ha fondato Color your life. «Ho creato questa realtà perché volevo continuare a divertirmi restituendo agli altri quanto io avevo ricevuto», spiega Salice. «La missione della fondazione è molto precisa: aiutare i giovani a conoscere se stessi, e a scoprire e valorizzare i propri talenti. Ho sempre pensato che ogni mattina è Natale: se si riesce a “colorare” la propria giornata, ossia a riempirla di cose belle, si va a dormire con il sorriso».

Ma la sua è tutto fuorché l’ennesima accademia in cerca delle future promesse di ballo, canto e recitazione: quando parla di “talenti” Salice non si riferisce all’inflazionato mondo dello spettacolo e dei lustrini. Che, peraltro, attrarrebbe appena il 22% dei suoi ragazzi. Pensa, semmai, al mondo dello studio e del lavoro, nelle sue mille sfaccettature: artigianali, industriali, scientifiche. «Non andiamo in giro a cercare talenti», precisa Salice, «perché siamo convinti che tutti i ragazzi siano talentuosi». La vera sfida è, dunque, aiutarli a capire in quale campo eccellono: «Solo così non abbandoneranno gli studi. Oggi 150 mila studenti lasciano la scuola ogni anno, ma lo fanno perché credono di non valere niente: non si conoscono». Tuttavia, per promuovere la consapevolezza tra i ragazzi, l’associazione non ricorre a percorsi psicologici o a sedute di autovalutazione, preferendo a questi mezzi la cultura del fare. Nella pratica, questa si traduce in una serie di bandi e concorsi, rivolti agli studenti tra i 13 e i 18 anni. «I bandi aiutano a conoscere se stessi e i propri sogni, e richiedono ai ragazzi due cose: il coraggio di mettersi alla prova e la decisione di scendere in campo. Questo implica voler partecipare a un progetto e darsi la possibilità di vincerlo», spiega Salice. Al di là delle singole specificità tematiche, tutti i bandi richiedono ai ragazzi di preparare una propria presentazione, dove descrivono chi sono e cosa desiderano, e di realizzare un progetto a tema, cartaceo o multimediale.

Ampissima la rosa di bandi tra cui scegliere, semplificabile in tre macro categorie. La prima si chiama Il mio sogno e fa sua la citazione di Walt Disney: «Se puoi sognarlo, puoi farlo». Il secondo gruppo è invece dedicato ai mestieri d’arte e, a sua volta, si suddivide in tre bandi: Peter, dedicato ai mestieri della terra; Amerigo, legato ai mestieri del mare; Atlante, focalizzato alla promozione del turismo e, solo per quest’anno, a Expo2015. Nello specifico la richiesta in vista dell’Esposizione Universale è realizzare un progetto che illustri «come far scoprire, conoscere e valorizzare il patrimonio culturale, storico, artistico, naturalistico, enogastronomico, dell’artigianato di eccellenza, dei percorsi storici, della cultura immateriale (tradizioni, folclore, lingua, leggende…)». Infine, il terzo filone portante riguarda la storia. In questo rientra il bando Futura, il cui slogan recita: «Se conosci la storia, sarai tu a farla». Per vincere bisogna reinterpretare un momento storico, anche legato al territorio locale, sottolineandone il legame con il presente. «L’idea è nata proprio girando per le scuole», spiega Salice, «ho visto che ai ragazzi non si insegna che, prima di svolgere un compito, bisogna andare a vedere cosa hanno fatto nel passato gli altri in materia. La stessa storia viene raccontata come una serie di date e numeri e non si parla mai dei motivi all’origine degli eventi».

A questi, comunque, si aggiungono altri bandi, come Jo, per i giornalisti in erba, e Buoncompleanno Italia, per i più patriottici. In tutti i casi, in palio non vengono messi soldi o contratti di lavoro, bensì un soggiorno di dieci giorni al Color- Campus. Questo perché, come sottolinea Salice, lo studio è la via obbligata per mettere a frutto i propri sogni: «Il pensiero sotteso a Color Your Life è “nati per essere”: non conta da dove vieni, ma quello che vuoi diventare. Tutti possiamo trasformarci in qualsiasi cosa, ma solo a patto di studiare e lavorare tantissimo. Per colorare la vita devo, infatti, essere molto preparato, saperne sempre più degli altri. Ma con umiltà, non con arroganza». Il campus non vuole però fare concorrenza agli istituti scolastici, con i quali peraltro collabora. Da qui, la scelta di non prevedere lezioni frontali ma solo proposte esperienziali e fattuali, insieme a esperti. L’idea ha entusiasmato sia i ragazzi, la maggior parte dei quali cerca di ritornare al Campus aderendo al bando Winner, sia le aziende. Offrono, infatti, il proprio sostegno finanziario alla fondazione: Kinder, Sisal, Eni, Parmalat, l’associazione presidi italiani Anp. Il supporto mediatico arriva invece da Donna Moderna e dalla Nazionale cantanti.