Ci voleva una “militante femminista non pentita” come Tiziana Dal Pra per mettere in piedi la prima associazione che dal 2008 in Italia si occupa di contrasto ai matrimoni forzati, in difesa delle donne immigrate. Non che Trama di Terre faccia esclusivamente ciò, anzi. La lotta alle unioni coatte è solo una delle tante attività che svolge questa onlus di Imola, città cerniera tra la Romagna e l’Emilia. Dal centro antiviolenza a quello interculturale, passando per i corsi di italiano, l’accoglienza abitativa, la biblioteca, il sostegno alle rifugiate fino alla mediazione culturale, è tutto un fiorire di iniziative tra le mura di quei locali, dove un tempo erano ospitati i Testimoni di Geova, mentre oggi c’è un crocevia di culture, lingue e tradizioni.

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Sangue veneto, 58 anni e indole giacobina, Dal Pra oltre a esserne la presidente è anche l’anima di questa realtà (rigorosamente laica), fatta di ascolto e accoglienza. D’altronde, tutto è iniziato con lei circa 19 anni fa, quando – racconta – «lavoravo come volontaria ai corsi della Cgil per insegnare l’italiano alle migranti». La difesa dei diritti delle donne era un fuoco che già le ardeva nel cuore, alimentata fin dalla gioventù scandita da passioni politiche e battaglie ideali forti. «Ma non avevo mai capito che anche nella piccola città dove vivevo avrei potuto impegnarmi per l’applicazione dei diritti delle donne, allargandone i confini. Quando l’ho scoperto, mi si è aperto un mondo». A farglielo comprendere è stato l’incontro con alcune donne maghrebine, «in particolare con una algerina, lei praticante musulmana, io atea convinta». Due opposti che si attraggono.

Dal primo nucleo di 14 ragazze di cinque nazionalità differenti, con le quali nel 1997 è iniziato tutto, oggi Trama di Terre è una onlus composta pressoché esclusivamente da donne, in tutto 118 provenienti da 23 Paesi. Le dipendenti sono nove, quattro delle quali straniere e tutte assunte a tempo indeterminato («è una questione etica, se per portare avanti i nostri progetti devo sfruttarne qualcuna, allora è meglio che chiudiamo», taglia corto Dal Pra). Apportano il loro decisivo contributo anche 11 collaboratrici occasionali, oltre alle 50 socie che svolgono attività di volontariato. Dello staff fanno inoltre parte sette mediatrici culturali originarie di Nigeria, Albania, Marocco, Pakistan e Camerun. Ci sono infine sei case dove trovano ospitalità 16 donne immigrate (di cui tre incinte) con dieci bambini tra i sette mesi e i 13 anni, mentre l’accesso agli sportelli dell’associazione raggiunge le 350 persone all’anno. A questo punto viene da chiedersi: ma come si tiene in piedi tutto ciò? In un budget che nel 2014 si è aggirato attorno ai 389 mila euro, le entrate arrivano perlopiù dalle convenzioni con gli enti pubblici per lo svolgimento di servizi a carattere sociale: dalle mediazioni culturali all’accoglienza di profughe e donne in difficoltà, fino alle iniziative di formazione. Rappresentano un’importante voce di sostentamento anche i progetti di partenariato con altre ong o associazioni europee.

 

«Siamo state tra le prime a porci il problema di cosa significasse la migrazione per le donne», continua Tiziana Dal Pra. «Abbiamo cominciato a ridare dignità alle madri partendo da un’iniziativa semplice come i corsi di italiano: imparando la lingua, queste donne potevano conoscere la realtà circostante, smettere di delegare la loro vita al marito o al familiare di riferimento, uscire da una condizione di umiliazione nei confronti dei figli». La vita a contatto con l’altra faccia dell’immigrazione consente così alle operatrici di accendere i riflettori su una realtà spesso nascosta. Trama di Terre nel tempo diventa un interlocutore fondamentale per amministrazioni comunali, aziende sanitarie, istituzioni provinciali e regionali, mondo scolastico. Grazie anche a questa presenza tanto discreta quanto costante e qualificata, viene a galla il dramma delle unioni coatte.

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IMPARANDO LA LINGUA,

LE IMMIGRATE NON DELEGANO

PIU' LA LORO VITA AL MARITO

E RECUPERANO LA DIGNITA'

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«Le scuole iniziarono a chiamarci quando una ragazzina annunciò che sarebbe partita per il suo Paese e non sarebbe mai più tornata in classe, perché doveva sposarsi con un uomo che nemmeno conosceva», racconta Dal Pra, una che di storie del genere ne ha viste parecchie. Alcune sono riportate nel vademecum Onore e destino , ma il primo approccio risale al 2008 con un finanziamento della Regione Emilia Romagna per una ricerca sul campo. «Ancora oggi il problema delle unioni coatte viene liquidato come un questione che attiene alla cultura di un determinato popolo e chi cerca di contrastarlo rischia di venire addirittura tacciato come razzista. Ma qui», sottolinea Dal Pra, «si tratta di difendere i diritti delle donne. È il caso di affermare che quella notte, dopo il matrimonio forzato, una ragazza verrà stuprata?».

Prevenzione e formazione sono le due direttrici su cui si muove l’associazione per contrastare questo fenomeno, «perché una volta che le unioni coatte sono realtà, diventa molto più difficile intervenire, la donna scompare, ormai è proprietà dell’uomo». Una cosa comunque è chiara: «Tutto ruota attorno al corpo della donna, è quello l’ostaggio, è quello l’elemento su cui si giocano e si fanno passare i valori di oppressione e di controllo». Ed è quello, in ultima istanza, che va liberato.