Con 239 voti favorevoli e 78 contrari, la Camera ha approvato in via definitiva la riforma del Terzo settore. La nuova normativa si applica ad associazionismo, volontariato, impresa sociale, cooperative sociali, mentre non disciplina le formazioni, le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali di categoria economica, che sono dunque escluse dalla riforma. «Riforma del Terzo settore approvata. Un'altra promessa mantenuta #lavoltabuona», conferma su Twitter il ministro per le riforme Maria Elena Boschi.

LA DEFINIZIONE DI TERZO SETTORE. L’obiettivo della riforma è promuovere la trasparenza del settore e, al contempo, semplificarne le norme. Il primo passo, dunque, è stato chiarire cosa si intende per Terzo Settore. La definizione è contenuta nell’art 1 che recita: per Terzo settore si intende il «complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà, promuovono e realizzano attività d’interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità».

LE NOVITÀ. Da qui, le tre novità principali ossia l’istituzione di un nuovo Consiglio nazionale del settore, della Fondazione Italia sociale e di un fondo per il terzo settore presso il ministero del Lavoro. Il Consiglio nazionale nasce dalla fusione dell’osservatorio del volontariato con l’osservatorio dell'associazionismo di promozione sociale e si caratterizza per essere un organo di consultazione la cui composizione deve «valorizzare le reti associative di secondo livello». La fondazione è invece finalizzata a «sostenere, attrarre e organizzare iniziative filantropiche e strumenti innovativi di finanza sociale» e a tal scopo è stata dotata di un milione di euro per il 2016. Quanto al fondo presso il Ministero, questo sarà destinato a sostenere le attività di interesse generale promosse dalle organizzazioni di volontariato, ma anche dalle fondazioni o dalle associazioni di promozione sociale. Lo stanziamento approvato è di 17,3 milioni di euro per l’anno corrente e di 20 milioni per il 2017.

SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE. L’altro grande capitolo è il servizio civile. La riforma lo rende universale, ossia aperto a tutti coloro che ne faranno richiesta. Stranieri compresia patto che siano residenti in Italia. Più nel dettaglio, il servizio civile potrà variare tra gli otto e i dodici mesi e potrà essere svolto in parte anche all’estero. Prevista anche la possibilità di guadagnare dei crediti formativi.

LE REAZIONI. «Siamo molto soddisfatti di essere giunti al termine di questo lungo processo cominciato due anni fa e largamente voluto dal nostro mondo», commenta Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo settore. «Il testo licenziato è più equilibrato di quello proposto a inizio percorso, nel quale prevaleva un forte sbilanciamento a favore degli aspetti economici». Suscita invece qualche perplessità la creazione della Fondazione Italia Sociale. A essere contrari è soprattutto il Movimento 5 Stelle: «Tra tutti i passaggi della legge delega, l’istituzione della Fondazione grida vendetta», spiegano. «Una fondazione di diritto privato, ma che parte con un milione di euro di fondi pubblici. È una creatura voluta da Vincenzo Manes, consulente di Palazzo Chigi, amico di Renzi, di cui è stato finanziatore». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sinistra Ecologia Liberta: secondo Giulio Marcon «questo non ha nulla a che vedere con la sussidiarietà».