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“Nessun problema sul fronte dell'approvvigionamento del gas e del petrolio”. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ribadisce nel corso della trasmissione Radio Anch'io che la crisi libica non porterà problemi sul fronte energetico. “Sul gas c'è stata un'interruzione – ammette Romani (gasdotto Greenstream) – tuttavia ricordo che dalla Libia arrivano circa 9 miliardi di metri cubi di gas, contro gli 80-90 di fabbisogno annuo dell'Italia, vale a dire circa il 12% (vedi tabella)”. Secondo Romani il calo “può essere ampiamente compensato dall'utilizzo maggiore dei gasdotti del Nord Europa, quindi problemi non ce ne sono”. Anche per quanto riguarda il petrolio “il mercato spot del mondo consente tranquillamente di compensare ciò che non arriva dalla Libia”.
Intanto, però, i prezzi della Benzina aumentano anche perché il mercato internazionale non può non considerare un Paese (la Libia) che mette sul mercato il 2% del greggio mondiale. Eni ha appena segnato un nuovo maxi aumento per la benzina e il diesel ritoccando al rialzo i listini di due centesimi al litro. Il market leader – come riporta il Quotidiano Energia - porta la verde a 1,536 euro e il gasolio a 1,426 euro. Ma gli aumenti non riguardano solo Eni: anche Esso e Q8 aumentano entrambi i prodotti di un centesimo. Intanto, la benzina al Sud è arrivata a 1,565, oltre il record del 2008.
Nel dettaglio, a livello Paese, la media dei prezzi praticati della benzina (in modalità servito) va dall'1,521 euro degli impianti IP e Tamoil all'1,536 di Eni, con i no-logo fermi a 1,445 euro. Per il diesel invece si passa dall'1,41 euro delle stazioni di servizio Tamoil all'1,426 rilevato negli impianti Eni, mentre le no-logo sono a 1,355. Il Gpl, infine, si posiziona tra gli 0,789 euro registrati nei punti vendita Eni allo 0,799 euro degli impianti Q8 (0,771 euro/litro le no-logo).
L’impennata dei prezzi del petrolio rappresenta una minaccia per la ripresa economica e potrebbe spingere al rialzo anche l’inflazione. Uno scenario che potrebbe durare ancora a lungo. “Solo se la situazione politica internazionale si tranquillizzasse – ha detto Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, una delle società energetiche più impegnate in Libia – il prezzo del barile potrebbe scendere sotto i 100 dollari”.