La fondazione Ronald McDonald è stata inaugurata nel 1974 a Philapdelphia

Quando si addenta un Big Mac, si ha un chiodo fisso nella mente: godersi un bel panino. Eppure in quell’istante si sta pure facendo un’opera di bene. Magari inconsapevolmente, ma lo si sta facendo. Non tutti i clienti di McDonald’s sanno, infatti, che una percentuale della loro spesa viene destinata al sostegno di bambini meno fortunati. Non lo sbandierano troppo, almeno non è questa l’intenzione del gruppo fondato negli anni ‘50 da Ray Kroc in California; però ogni giorno lo 0,1% delle vendite generate nel nostro Paese dalla catena finisce alla Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia, nata per ricreare “una casa lontano da casa” per famiglie con figli ricoverati in un ospedale molto distante dalla propria abitazione.

Fatti due conti, si tratta di circa un milione di euro all’anno, cifra che garantisce il 40% del sostentamento all’attività benefica. Per spiegare meglio di cosa si parla, occorre però fare un passo indietro di 41 anni. È nel 1974 in Pennsylvania (Usa) che il progetto ha inizio. Quandob, giocatore di football dei Philadelphia Eagles, si trova a dover fare i conti con la leucemia di Kim, la sua bimba di tre anni. Per lui e sua moglie inizia un calvario nelle corsie degli ospedali per stare accanto alla piccola, tra pasti consumati al distributore automatico e sale d’attesa dove trascorrere infinite ore. Come loro, altre famiglie vivono la stessa situazione. Da qui l’idea di creare un luogo che li ospitasse tutti, idea subito appoggiata da McDonald’s che in quel momento aveva Hill sotto contratto.

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LA CATENA DI FAST FOOD, NELLA PENISOLA,

DEVOLVE OGNI ANNO CIRCA UN MILIONE DI EURO,

COPRENDO IL 40% DELLE SPESE DI SOSTENTAMENTO

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«Il progetto è nato per rispondere a un bisogno vero», spiega Pierluigi Monteverdi, licenziatario McDonald’s in Calabria e presidente della Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia. Così nel 1974, vicino all’ospedale pediatrico di Philadelphia, nasce la prima Casa Ronald. Quattro anni dopo sono già diventate dieci in tutti gli Stati Uniti e oggi se ne contano 345 in 37 diversi Paesi. Tutte accomunate dallo stesso obiettivo, «creare luoghi accoglienti dove essere famiglia in un momento critico come quello dell’ospedalizzazione del proprio bimbo», aggiunge Monteverdi, «e questo a partire dal sogno di Kroc: ridare alla società una parte di quello che essa ci porta, restituire qualcosa al territorio che ci ospita».

La Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald in Italia è arrivata 25 anni dopo, nel 1999, mentre la prima casa è stata inaugurata nel 2008 aBrescia, vicino agli Spedali Civili, per accogliere le famiglie e i bambini ricoverati al Centro di oncoematologia pediatrica e trapianto di midollo osseo pediatrico. Quello stesso anno c’è stato anche il debutto a Roma con la Casa Ronald Palidoro, grazie a un accordo con l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù; nel 2011 è poi arrivata la Casa Ronald Bellosguardo, sempre a Roma, e due anni dopo l’ultima a Firenze. L’attività della Fondazione non si è fermata qui. Prima, nel 2008, all’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, poi nel 2012 in quello di Alessandria, sono state aperte le Family Room, veri appartamenti all’interno dei reparti pediatrici per quelle famiglie che non se la sentono di lasciare i propri bambini date le gravi condizioni in cui versano.

 

«Al momento», continua Monteverdi, «non abbiamo in programma nuove aperture di Case Ronald, l’impegno richiesto per seguire le quattro aperte è molto elevato; probabilmente in futuro ci concentreremo maggiormente proprio sulle Family Room. Tutte le strutture sono seguite da operatori professionali della Fondazione e da volontari che accompagnano le famiglie, per ogni Casa c’è un House Manager e tre o quattro operatori. Ogni nucleo», aggiunge «ha una sua area riservata per il pernottamento e spazi comuni». Tutto pensato «per favorire l’integrazione e la socializzazione». L’accesso alle strutture messe a disposizione dalla Fondazione è gratuito, le famiglie sono soltanto invitate a offrire un contributo volontario di 10 euro a notte. A indicare chi ospitare sono gli ospedali di riferimento, secondo criteri che vanno dalla lontananza dal proprio paese di origine alla gravità della malattia del bambino, oltre al reddito familiare.

 

Solo nel 2014, sono state 4.900 le persone ospitate nelle 70 camere della Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia (64 nelle Case e sei nelle Family Room), chi per qualche giorno appena, chi per alcuni mesi. Per tenere in piedi un’opera del genere non basta però il sostegno garantito dai ristoranti McDonald’s. Serve anche altro. «Con le urne per raccogliere le offerte dei clienti all’interno dei ristoranti raccogliamo circa 600 mila euro all’anno», precisa Monteverdi, «ai quali va aggiunta l’attività di fundraising dei ristoratori con eventi ad hoc, oltre al sostegno di partner, fornitori e semplici cittadini donatori, fino alla destinazione del 5x1000». In questo modo nel 2014 i circa 2,1 milioni di costi di gestione di tutte le strutture sono stati ampiamente coperti, visto che i proventi delle varie attività sono stati di 2,5 milioni.