Mariavittoria Rava, leader della fondazione intitolata a sua sorella Francesca, nata nel 2000 in collaborazione con NPH, Nuestros Pequenos Hermanos

C’è un grande dolo­re all’origine della Fondazione France­sca Rava. Un terribi­le incidente stradale che si porta via una sorella e il dramma di non poterla rivedere più. Eppure è proprio da questa morte che è scaturita una realtà in grado di salvare la vita a decine di mi­gliaia di bambini nel mondo. Quel grande dolore, infatti, si è trasformato in un’opera di bene in favore dei minori che vivono in condizioni povere e disagiate.

Mariavittoria Rava quel 7 febbraio di 15 anni fa se lo ricorda bene. Sua sorel­la Francesca stava rientrando in autostra­da da una giornata sulla neve con Kpmg, azienda per cui lavorava. Si erano senti­te al telefono poco prima che il destino prendesse con sé Francesca per sempre. «La perdita di mia sorella ha stravolto tutti i miei obiettivi di una vita destinata a svol­gersi nel più classico dei percorsi di lavo­ro, come fare l’avvocato o il notaio», rac­conta Mariavittoria, che da quel momen­to ha iniziato a dedicare il suo tempo per aiutare le persone in difficoltà. «Mi misi a dare consulenze gratuite al mondo del non profit per rendermi utile e incontrai NPH (Nuestros Pequenos Hermanos) che voleva aprire un ufficio di raccolta fondi in Italia come aveva fatto in tanti altri Pae­si». Mi offrii di collaborare con questa or­ganizzazione, istituita nel 1954 per salva­re i bambini di strada e orfani in America Latina, accogliendoli nelle proprie case e ospedali. Così è nata la Fondazione Fran­cesca Rava – NPH Italia Onlus (info: nph-italia.org). «Vedendo in tanti bambini, no­nostante le loro storie e la sofferenza, una paradossale gioia di vivere», spiega lei che oggi è presidente dell’organizzazione ita­liana, «ho capito che dietro al dolore più inaccettabile c’è vita. In ogni sorriso resti­tuito a un bambino vedo rivivere quello di mia sorella».

 

Sin dall’inizio, due sono stati i punti fer­mi: la priorità di aiuto all’infanzia in con­dizioni di disagio e la modalità di inter­vento rigorosa e professionale, per non di­sperdere nulla della sensibilità di France­sca. Al centro dell’attenzione c’è innan­zitutto Haiti, Paese devastato dal terre­moto nel 2010. Lì NPH ogni anno assiste 80 mila bambini nell’ospedale pediatri­co Saint Damien, mentre altri 10 mila fre­quentano le scuole di strada dell’organiz­zazione «dove», spiega Mariavittoria, «ol­tre all’istruzione, ricevono un pasto, vac­cinazioni e trovano un luogo sicuro in cui trascorrere la giornata». Ci sono poi due ospedali per famiglie, centri di riabilitazione per bimbi disabili, iniziative di di­stribuzione alimentare e altri progetti in grado, nel loro complesso, di aiutare cir­ca 1 milione di persone all’anno. Ma non c’è solo l’America Latina al centro delle attenzioni di NPH, area dove si concen­trano comunque case in grado di ospita­re 3.500 bambini orfani. L’organizzazio­ne benefica è intervenuta anche in Afri­ca, affiancando la Marina militare italia­na, così come in Nepal portando, dopo il terribile terremoto, acqua potabile, cibo, tende e assistenza medica a oltre 1.000 famiglie e 2.100 persone nelle zone iso­late di Thakani, a Sindhupalchok, e a Ka­thmandu ai bambini di una scuola-orfa­notrofio. Senza però dimenticare l’Italia; qui, spiega Mariavittoria Rava, «grazie al­l’invio di nostri volontari sanitari, 70 pe­diatri, ginecologi, ostetriche avvicendati­si in team sulle navi della Marina milita­re nel Canale di Sicilia hanno soccorso da ottobre 2013 a oggi oltre 70 mila bambi­ni e donne migranti, prestando assisten­za anche in occasione di diversi parti». A ciò si aggiunge l’iniziativa “In farmacia per i bambini”, grazie alla quale «abbia­mo raccolto nel 2014, in 810 farmacie in tutta Italia, 90 mila confezioni di farma­ci pediatrici e prodotti baby care, donati a 182 enti o case famiglia, con l’aiuto di 15 aziende che hanno partecipato con dona­zioni in natura e con la formula del volon­tariato d’impresa».

Inutile dire cheper garantire tutte queste attività servano risorse. E non poche. «Il nostro drive è il bisogno e per risponde­re ai bisogni ci attiviamo nel modo mi­gliore che possiamo», sottolinea la pre­sidente. «Nel 2014», aggiunge, «dai do­natori privati e dalle imprese sono arrivati ben 9,7 milioni di euro. Abbiamo un siste­ma di contabilità analitica, per cui le donazioni sono vincolate al progetto che il donatore vuole sostenere, in questo modo quindi sono registrate sia nel nostro bilan­cio, sia in banca nei versamenti». L’atten­zione ai costi è massima, dato che non su­perano il 5% delle spese tra oneri promo­zionali, di raccolta fondi e di supporto ge­nerale, tra cui i quattro dipendenti della Fondazione e qualche collaboratore, per­sonale necessario per garantire l’operativi­tà dell’ente. «Più del 20% delle donazio­ni raccolte», continua Mariavittoria Rava, «provengono dalle adozioni a distanza, ovvero una forma di aiuto nel tempo a un bambino specifico, orfano e abbandonato accolto in una delle case NPH in America Latina, per assicurargli cure mediche, ve­stiti, istruzione, un tetto e l’amore di una grande famiglia: in Haiti oltre ai bimbi delle nostre case (di cui due sorte dopo il terremoto) l’adozione a distanza si esten­de ai bambini seguiti nelle nostre scuole di strada». Il 5 per mille, che incide per il 5% sul bilancio complessivo, è invece de­stinato all’ospedale NPH Saint Damien di Haiti, l’unico pediatrico del Paese. Deci­sive sono poi le iniziative di raccolta fon­di legate a eventi, partnership con alcune imprese (si pensi ai cataloghi di Q8 e Car­taSI) fino alla campagna di Natale «dove le aziende decidono di destinare il budget per gli auguri e le strenne natalizie ai no­stri doni solidali che sostengono progetti in Haiti e in Italia». Di contributi pubblici, al momento, nemmeno l’ombra.