Per un Paese come l’Italia, che ha un’alta densità di popolazione, tante “bocche da sfamare” e una rilevante superficie di montagna, il suolo agricolo dovrebbe rappresentare un bene prezioso da conservare con estrema cura. E invece, dagli anni ‘60 del secolo scorso fino a oggi, la superficie agricola utilizzata (Sau) si è ridotta in tutta la Penisola di quasi un terzo, cioè del 32% circa, passando da 18,9 a 12,9 milioni di ettari. A dirlo è un’elaborazione del centro studi di Confagricoltura, che lancia un campanello d’allarme su questo progressivo arretramento del terreno coltivabile.

Oltre al fisiologico ritiro dalle terre meno produttive, scrivono in un report gli analisti dell’associazione, c’è stato nel nostro Paese un enorme consumo di suolo dovuto all’urbanizzazione, che spesso è avvenuta su superfici molto favorevoli alla coltivazione. Il suolo urbanizzato per abitante, dagli anni ‘50 del secolo scorso, in Italia è più che raddoppiato, passando da 178 a 369 metri quadri. Ma non è soltanto l’edilizia la responsabile dell’assedio ai campi da parte del cemento. Secondo la Coldiretti, anche le strade di asfalto fanno la loro parte e nel 2013 hanno contribuito al 40% del consumo totale del territorio agricolo. Secondo le stime dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ogni anno circa 100 mila persone nel mondo perdono la possibilità di nutrirsi con cibi e bevande italiane, proprio a causa dell’erosione delle superfici coltivate.