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La scuola italiana? Rimandata a settembre. Quella dell’Ocse non può certo essere definita una promozione a pieni voti. Anzi.

Stando infatti al rapporto “Unosguardo sull'Istruzione 2014", dal 2003 al 2012 la qualità dell’istruzione di base è aumentata ma resta comunque di gran lunga inferiore rispetto ad altri Paesi: i risultati medi ottenuti in matematica dai 25-34enni, per esempio, si piazzano in penultima posizione, quelli di lettura in ultima.

Non va meglio sul fronte delle spese: se c’è stato un risparmio, questo deriva per la maggior parte dal taglio degli stipendi degli insegnanti delle scuole elementari e medie. Dal 2008 al 2012 la loro busta paga è scesa del -2%, mentre tra il 2005 al 2012 le retribuzioni statutarie dei docenti di ogni grado e con 15 anni di esperienza sono scese del -4,5% .Non solo.

È aumentato il rapporto tra numero di studenti e insegnante: oggi 1 docente insegna almeno a 12 ragazzi. Contestualmente si è deciso di bloccare il turn over di professori e questo ha fatto sì che l’Italia abbia il più alto numero di insegnanti over50 tra i Paesi Ocse.

E ancora: se in media i Paesi Ocse hanno aumentato la spesa pubblica per le istituzioni scolastiche del +38%, l’Italia è l’unica a registrare un segno negativo, pari al-3%. Infine, la recessione starebbe disincentivando i ragazzi a proseguire la carriera scolastica: stando al rapporto, nel 2012 solo l'86% dei 17enni era ancora a scuola e la stima è che solo il 47% dei 18enni si iscriverà all'Università (51% del 2008; 58% media Ocse e del G20).