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La sinistra avrebbe dovuto “vincere facile” in Emilia-Romagna, vera e propria roccaforte rossa, e in Calabria. Ma se di fatto la vittoria è poi arrivata, la tanto conclamata “facilità” è invece venuta a mancare.

L’affluenza alle urne è stata infatti ai minimi storici: in Emilia-Romagna appena il 37,67% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne per le elezioni del presidente della Regione e dei consiglieri. In Calabria la percentuale si è aggirata al 44,10%. Praticamente, sei cittadini su dieci sono rimasti a casa.

CONFRONTO IMPIETOSO. La gravità dell’abbandono delle urne diventa ancora più evidente se si confrontano i dati con l’affluenza delle elezioni europee e delle precedenti regionali: nel primo caso, avevano votato quasi il 70% degli abitanti dell’Emilia-Romagna e il 45,76% dei calabresi, mentre nelle precedenti regionali il 68,13% di emiliani e romagnoli, e quasi il 60% dei calabresi.

Quanto all’esito delle votazioni, in Emilia-Romagna ha prevalso, con il 49,05% dei voti e 31 seggi,Stefano Bonaccini. Il renziano si è però ritrovato, almeno inizialmente, tallonato dal leghista Alan Fabbri, poi fermatosi al 29,85% (11 seggi). Male il Movimento 5 stelle: Giulia Gibertoni si deve accontentare del 13,3% e di 5 seggi. In Calabria, invece, ha vinto Mario Oliviero, del centrosinistra.

ANALISI OPPOSTE. Su Twitter il premier Matteo Renzi commenta: «Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta Forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%». Gongola la Lega: «Il pallone Renzi si sta sgonfiando», cinguetta MatteoSalvini a sua volta. «La Lega vola, la nostra Comunità cresce ovunque. Pochi amici fra i potenti, tanti amici fra la gente».