John Kerry incassa il primo mezzo successo nella battaglia per il nucleare iraniano @ Getty Images

Sembra una partita infinita quella disputata tra l’Iran e i così detti 5+1, ossia Stati Uniti, Uk, Russia, Cina, Francia e Germania.

Nonostante i sei giorni di negoziazione e i trascorsi a base di moniti dell'Aiea, dichiarazioni contraddittorie, aperture e minacce sull'asse Washington-Teheran, a Vienna non si è raggiunto l’atteso accordo definitivo che avrebbe portato alla rinuncia, da parte del Paese mediorientale, della dotazione di una bomba atomica, in cambio della cancellazione delle sanzioni occidentali contro il regime persiano.

MEZZO SUCCESSO. «La buona notizia è che l’intesa provvisoria che abbiamo stipulato ha impedito al programma nucleare iraniano di avanzare. Quindi è stato un successo», ha commentato Barack Obama. «Ora la domanda è: possiamo arrivare ad un accordo permanente?».

Un quesito non da poco visto che in gioco c’è la tranquillità mondiale di non avere un Paese con una bomba atomica in casa. Tuttavia la controparte ostenta fiducia: «Non siamo mai stati così vicini a un’intesa che renderà il mondo intero, specialmente Israele e i nostri alleati nel Golfo, più sicuro», ha commentato il segretario di Stato americano John Kerry.

RINVIO DI OTTO MESI. Da qui, la decisione di non mollare la presa ed estendere il negoziato fino al 1 luglio 2015. L’idea sarebbe quella di raggiungere un’intesa politica a marzo, per poi lasciare a degli esperti la definizione dei dettagli tecnici dell’intesa.

Nel frattempo, l’accordo provvisorio siglato prevederebbe lo scongelamento di fondi persiani, per una somma pari a 700 milioni di dollari al mese, depositati nelle banche occidentali. In cambio l’Iran si impegnerebbe ad aprire i propri siti agli ispettori internazionali e a non avere «più una sola oncia di uranio arricchito per uso militare», come spiega Kerry.