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Il 70% della popolazione mondiale non è coperto da un’adeguata protezione sociale. A lanciare l’allarme il nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Secondo il World Social Protection Report 2014/15: Building economic recovery dell’Ilo, infatti, solo il 27% della popolazione mondiale beneficia di una sicurezza sociale completa.

Eppure la protezione sociale è uno strumento chiave delle politiche per la riduzione della povertà e delle disuguaglianze, stimola una crescita inclusiva, migliora la salute e le possibilità dei componenti più vulnerabili della società, aumenta la produttività, sostiene la domanda interna e facilita la trasformazione strutturale delle economie nazionali. Insomma, aiuta a fronteggiare la crisi. Secondo l’Ilo, infatti, nei Paesi in cui durante la crisi finanziaria ed economica mondiale sono state attuate politiche in favore della protezione sociale, esse hanno funzionato come uno stabilizzatore automatico che ha aiutato le economie a tornare in equilibrio e ha protetto dal disastro economico i disoccupati e i lavoratori precari.

Ma non tutti i Paesi sono stati tanto virtuosi. Molti, soprattutto nella seconda fase della crisi –ma partire dal 2010 – hanno preferito puntare su misure di risanamento dei conti pubblici e non sul sostegno delle popolazioni vulnerabili. Misure che hanno riformato i sistemi pensionistici e sanitari e delle prestazioni sociali, spesso con la riduzione della copertura o del finanziamento di questi stessi sistemi; che hanno significato l’eliminazione o il taglio delle prestazioni sociali come pure del numero o del livello di salario dei lavoratori della sanità e del sociale. Solo nell’Unione Europea, i tagli alla protezione sociale hanno già contribuito a fare aumentare la povertà che colpisce ormai 123 milioni di persone, ovvero il 24% della popolazione, e tra esse molti bambini, donne, anziani e disabili.

Ma qual è la situazione a livello mondiale? Secondo il rapporto Ilo i governi di tutto il mondo dedicano solo lo 0,4% del Pil alle prestazioni per i bambini e per le famiglie, con differenze che vanno dal 2,2% in Europa occidentale allo 0,2% in Africa e nella regione asiatica e del Pacifico. La spesa in protezione sociale per le persone in età lavorativa (ad esempio per le indennità di disoccupazione, la maternità, la disabilità o gli infortuni) varia a seconda delle regioni, tra lo 0,5% in Africa e il 5,9% in Europa occidentale. A livello mondiale, solo il 12% dei lavoratori disoccupati riceve un’indennità di disoccupazione, con differenze che vanno dal 64% dei disoccupati in Europa occidentale a meno del 3% nel Medio Oriente e in Africa. Per quanto riguarda le pensioni di anzianità, quasi metà delle persone di età superiore all’età pensionabile non percepiscono una pensione (il 49%). E per molti dei titolari, il livello della pensione percepita rimane nettamente sotto la soglia di povertà. In almeno 14 Paesi europei, i neo-pensionati riceveranno pensioni più basse. Il rapporto dimostra anche che circa il 39% della popolazione mondiale non è iscritta ad un sistema di protezione sanitaria. Il numero supera il 90% nei paesi a basso reddito. L’Ilo stima che, a livello mondiale, mancano 10,3 milioni di lavoratori della sanità che sarebbero necessari a garantire la qualità dei servizi sanitari per tutti coloro che ne hanno bisogno.