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Un'altra brutta figura per pronostici ed exit poll, ma anche un capolavoro elettorale che minaccia di cambiare tutti gli equilibri già fragili del Medio Oriente.

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahuvince in rimonta le elezioni conquistando 30 dei 120 seggi della Knesset, il parlamento israeliano, mentre i suoi avversari - il leader laburista Isaac Herzog (favorito della vigilia) e la centrista Tzipi Livnisi fermano a 24.

«Un governo forte entro due o tre settimane»: questa la promessa di Netanyahu dopo aver annunciato il trionfo. Le alleanze più probabili dopo i primi colloqui sono quelle con il ministro dell'Economia Naftali Bennett del partito Focolare Ebraico vicino ai coloni (8 seggi), il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman di Yisrael Betenou (6 seggi), Moshe Kahlon del nuovo partito di centro destra Kulanu (10), Aryeh Deri del partito ultraortodosso sefardita Shas e i rappresentanti del partito ultraortodosso ashkenazita Torah Unita nel Giudaismo, Yaakov Litzman e Moshe Gafni (7 seggi ciascuno)

GLI ALTRI PARTITI. Il terzo partito che esce dalle urne è la Lista Araba Unita, che per la prima volta unisce i tre partiti arabo-israeliani, al quale vanno 14 seggi.

Undici 11 posti per il partito laico centrista Yesh Atid dell'ex ministro delle Finanze Yair Lapid, mentre il partito di sinistra Meretz ha perso due seggi, fermandosi a 4. Resta fuori dalla Knesset il nuovo partito ultraortodosso Yahad.

LE REAZIONI. Dopo la telefonata di rito al vincitore, Herzog e Livni: questa è una mattina difficile - Herzog ha telefonato a Netanyahu per congratularsi con lui per la vittoria, ma in un comunicato il leader laburista Herzog e la centrista Tzipi Livni hanno affermato che «questa è una mattina difficile per noi e per chi condivide le nostre convinzioni». «Assieme ai nostri partner alla Knesset ci batteremo per i valori in cui crediamo», promettono gli sconfitti a sorpresa e sostenitori della ripresa del dialogo con i palestinesi.

Ovvio il gelo dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), secondo cui il risultato elettorale «affossa il processo di pace» in corso con i palestinesi. «E' molto chiaro che Israele non è un partner per il processo di pace», il commento del capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erekat, «ora è chiaro che la società israeliana è a favore di un affossamento del processo di pace, di un affossamento di una soluzione a due Stati e a continuare con i dettami e gli insediamenti».

E ha annunciato l'adesione dell'Anp al Tribunale penale internazionale e ad altri trattati internazionali per chiedere un processo contro Israele e costringere così la comunità internazionale e gli Stati Uniti a interrompere i rapporti con Tel Aviv.