L'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera

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Sono stati arrestati martedì a Roma due funzionari dell'Agenzia delle Entrate accusati di aver taglieggiato bar e ristoranti di lusso della Capitale. Si tratta dei "verificatori" Gian Piero Giliberti e Giuseppe Costantini, il quale aveva dato anche il nome al «sistema» che era diventato un incubo per gli esercenti della Capitale e non solo.

Fissa la percentuale chiesta ai commercianti sottoposti a verifica: il 7%, cioè 7 mila euro ogni 100 mila da "scontare" al contribuente. Le indagini sono partite da un singolo caso, ma gli inquirenti pensano di tratti di una prassi consolidata e stanno scavando in tutte le pratiche di competenza dei due indagati.

La condotta, le intercettazioni e i documenti sequestrati danno l'idea di una concussione sistematica ai danni di grandi società titolari di ristoranti come «Capo Boi» e «Gallura» e punti di ritrovo come il «Parnaso» ai Parioli.

A denunciare per primo è stato Marco Pica, titolare di una catena di ristoranti alla moda della Capitale («Dolce Mezzo») dopo aver ricevuto minacce relative a una presunta violazione fiscale mai commessa: all'inizio la contestazione era di 1,32 milioni di euro, poi ridotta a 560 mila euro a fronte del pagamento della tangente.

Come si era arrivati a tale cifra? Col «metodo Costantini»: considerando il totale della pasta acquistata in un anno e dividendola per delle porzioni standard (70 grammi di riso, 90 di pasta secca e 100 di pasta all’uovo) - quantificate addirittura dalle foto pubblicate dai clienti su Tripadvisor - gli ispettori avrebbero riscontrato una incongruità tra i pasti denunciati e quelli effettivamente somministrati.

Si passa poi all'incontro con il commercialista della società: l'ultima "offerta" è quella di un verbale da 140 mila euro ottenibile grazie a una bustarella da 24 mila euro. Ma l'imprenditore ha già denunciato e la trattativa viene registrata: quanto basta per far scattare le manette.