I sondaggi dicono che: 1) dell’Expo 2015 ai milanesi non importa granché; 2) non sanno esattamente di che cosa si tratti, né tanto meno conoscono l’argomento cui è dedicata la grande rassegna che si dovrebbe tenere (sì: il condizionale ancora ci vuole) fra sei anni nella capitale lombarda uscita trionfatrice da uno sfibrante testa a testa con la turca Smirne. Che giudizio bisogna dare di un simile atteggiamento? Il popolo meneghino è ormai avviato su una china di irreversibile decadenza, ha perso la lucidità di un tempo e non riesce a cogliere al volo le occasioni d’oro che si presentano sulla sua strada? Oppure si tratta di gente molto concreta, che si è disgustata di fronte al tira e molla attorno all’Expo e che ora, non potendone più, manda tutti a quel paese?
Molto probabilmente la risposta giusta è la seconda. Appena ottenuta la vittoria su Smirne, nel marzo del 2008 è incominciata una guerra fra fazioni politiche per aggiudicarsi fino all’ultima briciola di quella consistente torta generata dall’evento. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha trattato la vicenda come un suo business di famiglia e ha preteso che come amministratore della Soge (la società organizzatrice) andasse un suo fedelissimo, Paolo Glisenti, e che avesse pieni poteri, senza obblighi di rispondere a chicchessia. Il braccio di ferro con tutti gli altri politici (a partire dal ministro del Tesoro che deve finanziare tutta l’impresa) fortissimamente contrari a una simile ipotesi è andato per mesi finché finalmente il duo Moratti-Glisenti ha desistito e la Soge ha potuto nominare un normale consiglio di amministrazione.
Al vertice è arrivato Lucio Stanca ex manager Ibm e parlamentare del Pdl. Tutto a posto? No. Stanca non intende rinunciare al suo scranno politico e questo ha fatto nascere una nuova polemica: il doppio mandato non piace a nessuno perché sa un po’ di casta e perché dà l’impressione che Stanca non sia ben sicuro del lieto fine dell’Expo. E forse non lo è perché ora, visto che si è perso più di un anno, incomincia a parlare della necessità di una legge speciale per l’Expo, simile a quella che accompagnò Torino alle Olimpiadi. E così l’esposizione, occasione del rilancio di Milano, sarebbe pilotata da quella politica romana che attorno al Duomo guardano con malcelato disprezzo. Nel marzo 2008, quanto tutto è incominciato, si immaginava un altro film.