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Silvio Berlusconi e Umberto Bossi

Si temeva pareggio e alla fine pareggio è stato. Con 15 voti a favore e 15 voti contrari la Commissione Bicamerale sul Federalismo ha respinto il parere al decreto che disciplina il fisco comunale. Portato in aula dal relatore di maggioranza, Enrico La Loggia, il parere aveva bisogno di raggiungere la maggioranza relativa per passare, ma così non è stato. Decisivo il voto contrario del senatore finiano Baldassarri.

Cosa succederà ora?
Non è chiaro a questo punto cosa possa succedere al decreto legislativo e soprattutto al governo. Umberto Bossi era stato chiaro: “Se non ci sarà una maggioranza politica il rischio delle elezioni è concreto”. Diversa l’opinione che aveva espresso il premier, Silvio Berlusconi, prima del voto: “In caso di pareggio il governo procederà lo stesso visto che la legge lo consente”.
Effettivamente, nonostante il respingimento, ora il decreto potrebbe comunque tornare in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Secondo Enrico La Loggia, il pareggio equivarrebbe semplicemente a un parere “non espresso”, non a una bocciatura. Il problema è decidere quale testo dovrebbe tornare in consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Il terzo polo (Fli, Udc, Mpa e Api) ritiene che senza il via libera al parere di maggioranza il governo possa sì approvare in Consiglio dei ministri il decreto, ma solo nella versione originale del 4 agosto. Dovrebbero saltare quindi tutte le modifiche concordate con l’Anci, l’associazione dei comuni italiani, al termine di un difficile confronto politico durato intere settimane.