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Silvio Berlusconi

«Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione». È questo il comunicato ufficiale che ha annunciato ieri sera, dopo una giornata di passione, la fine ormai prossima, del Governo Berlusconi.Nel pomeriggio la Camera dei deputati aveva approvato il Rendiconto generale dello Stato con 308 voti a favore. Molto lontani dalla famosa quota della maggioranza assoluta di 315 voti, il testo passava solo per la mancata partecipazione al voto di tutte le opposizioni. La prova che l’esecutivo non godeva più della maggioranza alla Camera. Cosa succede ora? Secondo Silvio Berlusconi «non ci sono altre maggioranze possibili». Lo scrive oggi La Stampa , riportando le parole del premier in un colloquio col direttore Mario Calabresi. «Resta solo la via maestra, quella delle elezioni all’inizio di febbraio, elezioni a cui non mi candiderò più. Il candidato premier del centrodestra sarà (il segretario del Pdl) Alfano, è accettato da tutti e sarebbe sbagliato bruciarlo adesso e immaginare un governo guidato da lui. Certo, il Capo dello Stato farà le consultazioni ma io non vedo maggioranze alternative possibili: da un lato io non intendo fare un governo con il Pd, non voglio certo chiudere andando con loro, dall'altro (il leader dell'Udc) Casini ha detto chiaramente che un accordo con noi non gli interessa e allora la matematica mi dice che non ci sono altre strade. Farò il padre fondatore del mio partito e magari mi rimetterò a fare il presidente del Milan. Beh, magari potrò dare una mano in campagna elettorale, quella è una cosa che mi è sempre riuscita benissimo».