Gaetano Thorel

Gaetano Thorel

Mentre Gm chiedeva aiuto al governo statunitense per uscire dalla crisi e Chrysler siglava un’alleanza con Fiat allo scopo di risollevare le proprie sorti, Ford declinava ogni tipo di supporto esterno e si concentrava sulla propria expertise e sulle proprie risorse. Era solo un anno fa, l’inizio dell’era della One Ford. Oggi si vedono i primi frutti di questa strategia globale che in Italia ha trovato non un semplice propugnatore, ma un entusiasta sostenitore. È Gaetano Thorel, presidente e amministratore delegato della filiale nel nostro Paese, che ha addirittura coniato la definizione One Ford Italia, a ricomprendere Ford Italia, la finanziaria Ford Credit e la rete Ford Partner cioè a includere sotto un unico cappello i vari elementi del successo della casa automobilistica, che a dispetto della crisi è riuscita ad affermarsi come secondo marchio in Italia, raggiungendo una quota di mercato che sfiora il 10%. Merito di due novità di prodotto come Ka e Fiesta e del rapporto di partnership instaurato con la rete vendita, ma soprattutto di tanta passione e tanta positività «vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e sono convinto che l’ottimismo e l’energia sono due virus che si contagiano» spiega Gaetano Thorel. «È fondamentale trasmettere sempre positività perché anche nei momenti più difficili senza di questa non si va da nessuna parte».

La sua nomina a presidente e amministratore delegato di Ford Italia risale a poco più di due anni fa. In precedenza è stato brand manager di Ford a livello europeo. In che modo ha fatto tesoro della sua esperienza per guidare l’azienda attraverso la crisi economica?
Lavorare nell’headquarter europeo mi ha dato la possibilità di confrontarmi con una cultura diversa da quella italiana, orientata all’ordine mentale e dei processi. Il che ha portato a Ford Italia, un’azienda emotiva e “passionale”, grande beneficio proprio perché ha consentito di unire alla creatività e alla passione tipicamente latina un ordine di lavoro che è invece tipicamente tedesco. Il secondo insegnamento di cui ho fatto tesoro è il linguaggio aziendale. Averlo imparato e masticato per quattro anni mi ha permesso di dialogare con l’Europa in modo più immediato ed efficace. Questo è stato fondamentale, per esempio, nello spiegare gli effetti della crisi e le scelte fatte dal governo in merito alla rottamazione e mi ha permesso di ottenere l’approvazione per una serie di iniziative volte prima a contrastare la crisi e poi cavalcare la rottamazione.

Iniziative che hanno raggiunto ottimi risultati dato che nei primi 10 mesi del 2009 Ford è stata la seconda casa in Italia, dietro Fiat, con una quota di mercato che sfiora il 10%. Quali sono le ragioni di questo successo?
Sono la base di quella che noi chiamiamo la casa della Ford Italia. La nostra casa è fatta di quattro colonne: il prodotto, i partner, le persone e le performance. Il tutto legato da un elemento: la passione. Queste “5 P” interagiscono continuamente: la combinazione tra prodotti nuovi, partner che noi non chiamiamo più concessionari da parecchi anni perché sono dei veri e propri compagni di lavoro, le persone intese sia come il team di Ford Italia sia quelle che lavorano presso la rete vendita, insieme alle performance e quindi alla capacità di misurare ogni giorno quali sono le ragioni che hanno portato Ford a fare un simile salto di qualità. Al di là del fatto di essere la seconda casa automobilistica in Italia, leader degli importatori, quindi il primo brand non italiano in termini di vetture vendute, credo che ci possiamo definire la reale alternativa al marchio nazionale. Basta guardare i risultati dei nostri concorrenti importatori, che si trovano tutti a una certa distanza dalla quota di mercato del 10%. Abbiamo scavato un solco importante tra noi e gli altri.

Sono 4 le vetture Ford tra le 50 top in Italia: Fiesta, Focus, Ka e C-Max. Quale vorrebbe aggiungere?
Sono molto contento di avere quattro vetture tra le prime 50 in Italia e firmerei per ottenere questo risultato anche l’anno prossimo

Quanto conta avere un buon prodotto?
Il prodotto è fondamentale e la novità è la migliore medicina per superare la crisi. In questo senso siamo stati sicuramente fortunati ad aver lanciato Fiesta e Ka in un momento così difficile. Naturalmente il prodotto, però, non basta. Infatti il successo è derivato anche da scelte strategiche come la decisione di partire l’1 gennaio 2009 con gli ecoincentivi Ford, anticipando quanto poi avrebbe stabilito il Governo. Un ruolo fondamentale è stato giocato anche dalla rete vendita, composta da 125 aziende, tutte solide, che hanno con noi un rapporto di vera partnership, sancita peraltro dal fatto che anche nel 2009, per il quarto anno consecutivo, ci siamo aggiudicati il premio Dealer Stat, creato dall’università Ca’ Foscari di Venezia per premiare le aziende dove è maggiore soddisfazione nella relazione tra rete e casamadre.

Come avete incentivato e motivato la rete vendita?
La motivazione è figlia della strategia avviata 10 anni fa, quando abbiamo deciso di ridurre la nostra rete, passando da 270 concessionari a 125 partner. Al di là di Roma e Milano, che essendo centri metropolitani non possono essere gestiti da un unico interlocutore, in tutte le altre province c’è un solo partner che vende Ford. Con questo condividiamo il rischio, di lui ci fidiamo. Non c’è più un rapporto coercitivo o comunque di forza da parte della casamadre, ma noi dipendiamo dai nostri partner così come loro da noi. Se queste 125 società non fanno il loro lavoro noi non vendiamo auto e se loro non fanno volumi non stanno in piedi. Questo è il segreto del nostro successo.

Come avete scelto i vostri partner?
È stato un processo molto lungo, iniziato nel 1999 e concluso nel 2003. Abbiamo impiegato quattro anni a razionalizzare la rete ma tutto è successo in modo naturale, selezionando le società che ritenevamo potessero avere un futuro, dove il cambio generazionale era già definito, e solide dal punto di vista finanziario. Posso dire che, dopo 10 anni, questa è stata la scelta strategica migliore fatta in Italia da quando c’è Ford.

A proposito della crisi ha detto che: «Finché l’automobile continuerà a essere vissuta in modo emozionale, avrà futuro. Se diventerà una commodity, allora saranno problemi seri». Su quali leve puntate per valorizzare la componente emozionale delle vetture?
La leva più importante sono i consumatori italiani. In tutto il mondo l’automobile è concepita in modo emozionale, ma questo è ancora più vero in Italia. Per l’italiano l’acquisto di una nuova vettura è veramente un momento di grande emozione e di trasporto e tutte le ricerche continuano a confermarlo. Di conseguenza il primo fattore su cui dobbiamo lavorare è lo stile, che per noi si traduce nel Kinetic Design. Grazie a questo negli ultimi tre anni abbiamo completamente rivoluzionato la gamma, è la nostra firma e nessuno la può copiare. Non ha nulla a che fare con il family feeling di altre case, si tratta di una serie di regole che danno concretezza alla personalità di Ford, offrendo quindi la possibilità di avere in segmenti differenti risultati anche molto diversi, come è accaduto con vetture come Ka, S-Max e Kuga, ma che si riconducono facilmente alla medesima linea stilistica.

Come descriverebbe il Kinetic Design?
È energia in movimento. Ci siamo ispirati alla muscolatura degli atleti, le linee delle nostre automobili sono molto simili alle fasce muscolari. Pensiamo a Carl Lewis che, anche quando non stava correndo, emanava sempre grande energia. Le nostre automobili comunicano la stessa sensazione, anche da ferme sembrano in movimento.

Parlando di rottamazione e incentivi ha detto: «Occorrono misure strutturali, spalmate su più anni, per ringiovanire il parco circolante». A che tipo di misure pensa?
Dopo l’era della sicurezza attiva e passiva che ha rivoluzionato l’industria dell’automobile negli anni ‘90 con l’introduzione di dispositivi come gli airbag e l’Esp, oggi credo che la nuova sfida sia quella dell’ambiente che è anche un dovere sociale. Al di là del fatto che le automobili nuove hanno dei livelli di consumo e di emissioni estremamente ridotti, ritengo che uno dei doveri delle case automobilistiche e dei governi sia incentivare lo svecchiamento del parco circolante attraverso interventi non legati alla crisi o alla contingenza ma di tipo strutturale. Qualsiasi governo, dovrebbe introdurre incentivi fiscali per fare in modo che il consumatore, quando la sua vettura ha compiuto dieci anni di vita, la sostituisca. Senza dimenticare che in questo modo fa un favore a sé e alla sua famiglia, perché acquista un prodotto che è molto più sicuro, e al tempo stesso alla società perché riduce in modo significativo il livello di emissioni di CO2, aiutando così il nostro Paese e l’intero pianeta.

Il governo italiano è in linea con questa visione?
Per quanto riguarda il mercato dei privati, l’Italia è uno dei Paesi che ha maggiormente lavorato sullo svecchiamento del parco. Il governo ha iniziato, infatti, nel 1997 e poi ha proseguito nel 2003, nel 2007, nel 2008 e nel 2009 a realizzare una serie di rottamazioni, magari con motivazioni più di tipo economico che di sensibilità ambientale, tuttavia ciò che conta è il risultato finale: abbiamo ottenuto un significativo calo delle emissioni di CO2. Solo quest’anno, nei primi 10 mesi del 2009, il livello medio di emissioni sul prodotto acquistato in Italia è sceso da 145 a 137 grammi, il che è un’enormità. Questo discorso, però, non vale nel mercato delle flotte aziendali dove c’è tuttora un sistema fiscale non incentivante. Tant’è che la quota di mercato delle flotte in Italia è molto bassa rispetto alla media europea. Tuttavia, quello dello svecchiamento del parco auto è un problema che si pone in misura decisamente inferiore in questo segmento di mercato.

E in termini di salvaguardia dell’ambiente è noto l’impegno di Ford. Quali iniziative realizzate in proposito?
Purtroppo non esiste ancora una soluzione definitiva che ci svincoli dalla dipendenza dal petrolio e quindi dai motori a combustione termica. Ma stiamo investendo sia nel breve sia nel medio termine su una serie di carburanti alternativi. Penso ovviamente alle vetture ibride, delle quali siamo leader di vendita negli Usa, e a quelle elettriche, che rappresentano sicuramente una soluzione di lungo termine per la mobilità cittadina. Abbiamo lanciato la gamma Econetic, che consente di emettere un volume di CO2 molto limitato, addirittura al di sotto dei 100 grammi per km in una vettura di classe C come Focus Econetic, e ai motori della famiglia EcoBoost, che abbiamo presentato al salone di Francoforte e sono la nostra risposta alla crisi, uno dei primi risultati della strategia One Ford.

Cos’è One Ford?
Oggi possiamo dire che abbiamo 100 anni di storia alle spalle e altri 100 davanti a noi grazie a One Ford, la strategia sposata dal nostro leader Alan Mulally, che ci ha permesso di non ricorrere agli aiuti del governo statunitense, quando ci sono stati offerti l’anno scorso di questi tempi. One Ford significa che abbiamo puntato sul nostro ovale blu a livello globale, scegliendo di fare alleanze sono con noi stessi, quindi con Ford America, Ford Europa e Ford Asia & Pacific e diventando così realmente una sola e unica azienda. I motori EcoBoost sono uno dei primi risultati di questa strategia. Sono gli stessi in tutto il mondo, ne faremo più di 2 milioni, permettendoci di realizzare enormi sinergie e di ottenere risparmi significativi dalle conseguenti economie di scala.

Quali sono gli altri frutti di One Ford?
La Fiesta è il primo prodotto globale. La vendiamo in Europa da un anno, nell’area asiatica da quattro mesi e negli Usa dall’inizio del 2010. Ne faremo un milione all’anno. La prossima tappa sarà rappresentata dalla piattaforma media di nuova generazione, quella per intenderci della Focus e della C-max, dalla quale ci proponiamo di realizzare 2 milioni di vetture ogni anno a livello mondiale.

Ma quali sono le implicazioni del progetto nel concreto?
Abbiamo fatto un cambiamento culturale fondamentale. Non è più la Ford Europa che guida un progetto o la Ford America, ma il budget dello sviluppo per i prodotti è diventato uno solo, tutti partecipano e hanno voce in capitolo. La piattaforma, che è il tessuto strutturale di un’automobile, è la stessa a livello globale, ed è progettata per poter accogliere una serie di “vestiti” che sono i più giusti per il singolo mercato europeo, americano o asiatico. Questo consente di avere enormi economie di scala, senza andare minimamente a intaccare sul time to market.

Quali le ricadute sull’Italia?
Prendendo spunto dalla strategia globale One Ford, abbiamo coniato One Ford Italia, che assomma Ford Italia, la nostra finanziaria Ford Credit e la rete Ford Partner. Questi tre elementi sono i protagonisti del nostro successo in Italia, insieme abbiamo vissuto questa avventura, superato la crisi e portato a casa un anno memorabile, da ricordare.

La storia ultracentenaria di Ford, la mette in una posizione privilegiata per osservare la società. Quali tendenze sono più significative dal punto di vista della mobilità?
Cento anni fa Henry Ford inventò l’industria dell’automobile rendendo l’auto uno strumento di massa. Oggi la vera sfida è come rendere la mobilità di massa ecocompatibile. Non abbiamo ancora trovato la soluzione e sicuramente il percorso da compiere è ancora molto lungo ma, come diceva Henry Ford, non ci sarà vero progresso finché le migliori idee e le nuove tecnologie non saranno accessibili a tutti. Chi troverà l’energia alternativa ai carburanti tradizionali e la metterà a disposizione di tutti avrà vinto questa sfida.

LE PASSIONI DI GAETANO THOREL
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