Eugenio Carmi. Foto di Ferdinando Scianna dal sito www.eugeniocarmi.eu

A un solo giorno di distanza dal suo 96esimo compleanno, si è spento a Lugano l’artista Eugenio Carmi. Genovese, classe 1920, è considerato uno dei più grandi maestri dell’astrattismo italiano. Lui stesso amava definirsi “fabbricante di immagini”. Carmi è morto in clinica, dove era stato ricoverato da alcuni giorni per avere la morte assistita: una scelta, quella dell’eutanasia, che l’artista aveva voluto fortemente. Non solo. Secondo indiscrezioni, il decesso programmato sarebbe stato anticipato di alcuni giorni, su richiesta di Carmi e all’insaputa dei parenti, per evitare ulteriore dolore ai propri cari. «Si è spento serenamente. Fino a Natale andava a studio ogni giorno, in bicicletta o in tram», racconta la figlia Francesca. «Era perennemente curioso, e aveva una grande passione per la scienza. Un artista sia nella vita che nel lavoro, con lo spirito da esploratore di un bambino».

LA VITA. Carmi era considerato l’ultimo dei grandi maestri dell’arte nati a Genova: la stessa generazione di Lele Luccati e Flavio Costantini. Nato nel 1920, a soli 18 anni si trova costretto a espatriare, per sfuggire alle leggi razziali: va in Svizzera e a Zurigo si laurea in Chimica. Pur essendo uno straordinario pittore, Carmi nutriva infatti una grande passione per la scienza. E proprio questa, d’altronde, lo portò ad abbracciare l’astrattismo: lo stesso Carmi, molti anni dopo, dichiarò che «Aumenta il mio interesse a realizzare opere sulla sezione aurea mano a mano che aumenta il mio interesse per le regole della natura e che aumentano le mie letture scientifiche sulla presenza nella natura di regole molto precise e funzionali». In Svizzera si appassiona di astrattismo e fonda il circolo Piero Gobetti. Finita la Guerra, torna in Italia e qui prende lezioni dallo scultore Guido Galletti (1946) e da Felice Casorati (1947-1948). Negli stessi anni conosce colei che diventerà sua moglie: la pittrice Kiky Vices Vinci. I due si sposano nel 1950 e hanno quattro figli: Francesca, Antonia, Stefano e Valentina. A metà degli anni 50 passa dall’Informale al rigore geometrico, diventando sempre più protagonista della scena internazionale: invitato alla Biennale di Venezia, viene anche nominato responsabile dell’immagine dell’Italsider dal 1958 al 1965. Moltissimi i riconoscimenti. Tra questi la menzione nel catalogo 2016 del MOMA, il Museum of Modern Art di New York: pochissimi gli artisti italiani presenti.