Il vino non è un prodotto come un altro e “piazzare” un’etichetta specifica in contesti significativi dal punto di vista del marketing sarà sempre più complicato in un cinema dove le grandi produzioni cercano di raggiungere un pubblico globalizzato. Senza contare che le risorse economiche necessarie per questo tipo di promozione sono fuori dalla portata del 99% delle aziende vinicole nel mondo. Ma abbiamo anche visto che il vino può essere sia protagonista di film interessanti, piacevoli e godibili da un pubblico anche non appassionato della bevanda di bacco. Quando poi la sensibilità di un regista si sposa a quella propria dell’amante del vino, possiamo assistere a scene indimenticabili per intensità e capacità di colpire l’immaginario collettivo. Non ci resta che sperare che nel mondo del cinema si diffonda sempre più l’uso (e consumo) consapevole del vino in modo che i suoi effetti sulla settimana arte si facciano sempre più concreti. Dopo i corsi per carabinieri e per manager, a quando un mini corso sommelier specifico per registi cinematografici?