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Dimostriamo che…

Torna a Discanto
Venerdì, 27 Agosto 2021
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Al momento di andare in stampa oltre 4,3 milioni di italiani hanno contratto il Covid da febbraio 2020, dei quali oltre 128 mila sono deceduti. Ovviamente buona parte dei contagiati non sono stati ospedalizzati, perché con sintomi lievi o asintomatici. Ma la maggioranza è stata in quarantena, e a molti è passato per la mente che se la situazione si fosse aggravata, correvano il rischio concreto di finire intubati in terapia intensiva. Questo per dire che su un Paese di 60 milioni di abitanti, quegli oltre 4 milioni sono un dato monstre e danno il senso di una popolazione che ha subìto (e continua a subire) un grande choc collettivo, perché a ciascuno di loro fa capo un numero imprecisato di familiari, amici e conoscenti che ha temuto per le sorti dei loro cari, portando i numeri del fenomeno a dimensioni pressoché generalizzate.

Non a caso questi mesi sono stati spesi fiumi di inchiostro per raccontare il dramma presente, sottovalutando però quel che ci attende nell’immediato futuro. Che fine faranno tutte queste paure, tensioni e – a tratti – disperazione? Che fine farà la nostra paura della malattia e della morte, della fragilità della vita umana, della vulnerabilità del nostro ecosistema? Stiamo parlando di milioni e milioni di persone che per un verso o per l’altro si sono rese conto che quel che c’era prima della pandemia non avrà ragion d’essere dopo. Ovviamente si tratta di un sommovimento solo in parte materiale, perché il vero terremoto è quanto accaduto dentro ciascuno spettatore che ha assistito al tremendo spettacolo del dilagare del Covid.

La sensazione è che l’auspicata vittoria della campagna vaccinale, così come la convinzione che il virus non sarà per molto tempo debellato ma diventerà endemico, spinga tutti alla rassegnazione, a farsene una ragione, a nascondere sotto il tappeto quel che la pandemia dimostra e denuncia. Ovvero la mancata responsabilizzazione nei confronti dei tempi ambientali, della ricerca scientifica, del benessere e della salute delle persone. E questo non si fa con i proclami in tv o sui giornali, ma nella vita quotidiana. Bisogna dare nuovi strumenti alla scuola perché aiuti i bambini e i giovani a comprendere, bisogna sostenere le imprese nel cercare stimoli innovativi per il proprio business, bisogna far capire alla politica e alla finanza che non è più tempo di sfacciati opportunismi.

La consapevolezza e la responsabilizzazione dei milioni di persone che hanno patito nel corpo, negli affetti e nelle proprie attività a causa del Covid possono costituire una forza incredibile per dare al Paese la spinta necessaria per cambiare definitivamente passo e direzione. Dimostrando che non siamo solo un popolo di santi, navigatori, poeti, chef, stilisti e commissari tecnici, ma che facciamo parte di una società che sa imparare dalle vicissitudini e dai propri errori.

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LA RIVISTA
Anno XVI n 10 ottobre 2021
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