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Il profumo del cambiamento

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Venerdì, 10 Dicembre 2021
G20-Italy-Mario Draghi © Getty Images

Da poche settimane si è chiuso il G20. Con responsi non poi così chiari, anche se per la prima volta si è costruita una comunione d’intenti fondamentale per dare origine ai necessari cambiamenti. Tuttavia, rituffandoci nella nostra quotidianità sentiamo ripetere frasi del tipo: «non tornerà tutto come prima!», «avremo una vita sempre più’ difficile!», «ormai…». Tutte espressioni di un atteggiamento votato a rendere il contesto, già complesso, ancora più negativo con la speranza che argomentazioni e logiche remissive, per nulla utili alla causa comune, garantiscano la sopravvivenza.

È indubbio che esistano emergenze economiche e ambientali, ma c’è un ma… Sarebbe indispensabile che ognuno si rendesse conto che un momento come l’attuale, se ben interpretato, porterebbe il Paese a riacquistare valore e consapevolezza, costruendo quella necessaria motivazione propedeutica all’auspicato successo. È indubbio che abbiamo bisogno di una politica responsabile e competente, che attraverso il buon esempio si motivi il cittadino, ma al contempo dobbiamo renderci conto di quanto sia indispensabile che ciascuno nel proprio ambito operi con determinazione per imprimere “il profumo del cambiamento”.

Si tengono discussioni interminabili sulle nuove generazioni, descritte ora come “bamboccioni”, ora come poveri commensali a una mensa che mai offrirà loro le dovute opportunità. Mentre forse bisognerebbe avere il buonsenso di spiegare loro che ogni generazione si è trovata ad affrontare contesti difficili, che da sempre sono gli individui forti di visione e dedizione a cambiare il corso delle cose; che nella realizzazione di un qualsiasi progetto occorre mettere in conto i momenti difficili, le frustrazioni e le difficoltà nel fare accettare le proprie idee.

E poi ci siamo noi… Siamo certi di poter rappresentare per i nostri ragazzi dei modelli positivi a cui ispirarsi? Apriamo tavoli di concertazione, pianifichiamo riunioni, ma se poi concretamente non ci avvaliamo di individui determinati che si impegnino a trascinare e a trasmettere valori e modelli tutto cade miseramente. Le aziende, ad esempio, sono nuclei sociali fondamentali, e i manager dovrebbero dedicare tempo e attenzione alla cura dei giovani e alla nuova cultura. Va ricordato che il nostro stupendo Paese ha dato i natali a grandi imprenditori e “capitani d’azienda” che, grazie alla loro trascinante passione, hanno costruito imprese di successo, così come va detto che ancora oggi esistono esempi eccellenti di tale spirito: manager dotati dell’empatia e del fiuto necessari a rendere più fertile il futuro che ci attende. Ecco, di loro abbiamo bisogno: di “persone di marca” non solo di “prodotti di marca”, capaci di smascherare chi costruisce intricati labirinti burocratici con l’unico scopo di avversare il nuovo che avanza. Sarà difficile costruire una simile squadra, serviranno impegno, trasparenza, condivisione e passione. Serve un mondo in cui la critica dovrà essere costruttiva e non più schiava dei pregiudizi politici. Serve un nuovo approccio di pensiero e di atteggiamento rispetto al passato. Per dare vita a un nuovo grande progetto in cui tutti dobbiamo essere coinvolti, dal vertice alla base. Buon lavoro a tutti noi…

LA RIVISTA
Anno XVI n 12 dicembre 2021
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