Futuro del lavoro: l'Italia è la più pessimista d'Europa

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L'Italia è un Paese in cui è difficile fare carriera, ci si trova spesso ad accontentarsi di ruoli non all'altezza delle proprie aspettative e, in generale, c'è poco ottimismo verso il futuro del lavoro. Sono i dati più importanti relativi alla Penisola emersi dall’indagine European Work Voices 2022 promossa da Kelly Services e  basata su un campione di oltre 5 mila persone in 10 Paesi europei. Obiettivo: ascoltare le voci dei lavoratori di quasi tutti i settori economici per comprenderne le aspettative e cogliere le linee di evoluzione del lavoro.

Il dato più evidente a livello europeo è che i lavoratori vogliono essere valorizzati nella loro globalità, in quanto persone, e ambiscono a un lavoro gratificante: lo afferma il 45% degli intervistati (dato medio europeo), inclusi gli italiani. Che però per la maggior parte non trovano risposta a tale ambizione: il 65% dei nostri connazionali ritiene di non svolgere mansioni gratificanti o che questo accada solo a volte. Una condizione che, su questo specifico aspetto, pone l’Italia in coda all'Ue, davanti solo al Portogallo.

Ma come si concretizza la gratificazione?  La maggior parte delle persone cerca la possibilità di crescere e maturare, di relazionarsi con gli altri, di condividere conoscenze, avere responsabilità e sviluppare nuove idee. Tuttavia, il lavoro gratificante è un fatto così personale che può essere difficile per le imprese intraprendere azioni concrete per crearlo. Gli intervistati della ricerca hanno dichiarato che la valorizzazione della persona nella sua globalità (45%) è il modo più importante per conferire un significato al lavoro, seguito dal coinvolgimento in progetti al di fuori della propria area di specializzazione (25%) e dall'assunzione di maggiori responsabilità di leadership (25%).

Prospettive professionali: italiani eccezione tra gli europei ottimisti

Per quanto riguarda le prospettive professionali, i livelli medi di fiducia degli intervistati dalla ricerca Kelly sono piuttosto alti nei Paesi europei, soprattutto fra i giovani sotto i 24 anni e i liberi professionisti. Fa eccezione proprio l’Italia, i cui lavoratori non brillano per ottimismo rispetto, ad esempio, alla possibilità di fare carriera nei prossimi 5 anni, un indicatore significativo per fiducia vero il futuro del lavoro che colloca il nostro paese all’ultimo posto fra quelli dell’Unione. 

Sempre guardando al futuro, le competenze più importanti indicate dai lavoratori europei sono l'alfabetizzazione digitale (46%) e l'intelligenza emotiva (41%). Secondo il report Disconnected? Exploring the digital skills gap – WorldSkills UK, Learning and Work Institute, & Enginuity , il 76% delle imprese afferma che la mancanza di competenze digitali può incidere sulla redditività dell'azienda e l'88% dei giovani sostiene che le competenze digitali saranno essenziali per la propria carriera. 

Futuro significa anche possibilità di cambiamento, che si apre soprattutto per i talenti: una grande parte degli intervistati afferma molto probabile poter cambiare lavoro nei prossimi 12 mesi, per effettuare un salto di qualità. Ma in un mercato competitivo di talenti, c'è qualcosa che le imprese possono fare per arginare il flusso di lavoratori qualificati? "Riconoscere il lavoro ben fatto e premiarlo, garantire opportunità di crescita ai lavoratori, in modo che possano accrescere le loro competenze, ascoltare ciò che i dipendenti sentono il bisogno di comunicare, promuovere un equilibrio tra lavoro e vita privata all'avanguardia nel settore di riferimento, garantire che i benefit e la retribuzione siano realmente competitivi: questi sono alcuni degli orientamenti che le imprese dovrebbero considerare importanti", osserva Cristian Sala, a.d. di Kelly Services Italia. "In questo momento la concorrenza è alta, ma i lavoratori più brillanti vorranno sempre lavorare per le aziende migliori. Concentrandosi sul coinvolgimento dei dipendenti, sulla loro qualificazione e crescita e, cosa forse più importante di tutte, premiando e riconoscendo il lavoro eccellente, i leader possono far sì che i migliori talenti non se ne vadano".

Smart working: un'opportunità, ma si può migliorare

Un altro tema importante esplorato dalla ricerca riguarda il lavoro a distanza, una condizione che riguarda in media il 39% dei lavoratori nei Paesi interessati dall’indagine, il 41% quelli italiani. Con il lavoro da remoto, il 57% dei lavoratori dichiara di avere ottenuto un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e il 45% di sentirsi più riposato e più felice. Ma il 28% dei lavoratori afferma di ritrovarsi a lavorare più ore di quante non ne farebbe in ufficio e il 14% di avere difficoltà a staccare la spina.  Luci ed ombre dunque: l’European Work Voices 2022 ha rilevato che le opportunità di lavoro a distanza variano notevolmente da Paese a Paese, ma gli effetti positivi del lavoro a distanza superano quelli negativi. Con una costante attenzione ai vantaggi per ciascuna delle parti: “I datori di lavoro devono contribuire ai costi sostenuti per l'attività svolta in casa. Mentre io spendo, l'azienda risparmia”, afferma un intervistato italiano. E così per rendere il lavoro a distanza più efficace sono i lavoratori stessi che indicano la strada: per il 45% serve migliore accesso a strumenti e tecnologie a distanza, per il 32% migliori strumenti online per visualizzare e controllare i carichi di lavoro, ma anche linee guida più severe sugli orari di lavoro e sulle pratiche per garantire ai dipendenti tempi di riposo adeguati. E il 28% chiede supporto e risorse efficaci per la salute mentale insieme all’attenzione verso i feedback dei lavoratori.