Allarme dei sindacati sui contratti dei dipendenti italiani di Nestlé. Secondo quanto riportato in un comunicato congiunto delle sigle Fai, Flai e UIla l’azienda punta a “trasformare il contratto di lavoro da tempo indeterminato e tempo pieno in altre forme contrattuali.
L’origine della protesta dei sindacati, che ha portato allo stato di agitazione del gruppo e al blocco delle flessibilità e degli straordinari, sarebbe nelle modalità di contrattazione: alle “consolidate relazioni sindacali e alle esperienze del passato – sottolineano i sindacati – l'Azienda ha posto come pregiudiziale la soluzione di alcune problematiche organizzative in tre siti (Perugia, Frosinone, Parma) prima di affrontare la discussione dei punti della piattaforma. La proposta dell'azienda per tre siti citati risulta impraticabile: trasformare il contratto di lavoro da tempo indeterminato e tempo pieno in altre forme contrattuali per centinaia di lavoratori intaccherebbe i diritti dei singoli dal punto di vista del reddito e previdenziali”.

LA REPLICA DI NESTLÈ. In una nota Nestlè si è detta “colpita dalla presa di posizione delle sigle sindacali, a fronte di una ampia disponibilità dell’azienda che, in uno scenario di mercato molto mutato nel corso degli ultimi anni e che necessita di nuovi paradigmi produttivi, è impegnata a ricercare le migliori soluzioni per favorire la competitività delle produzioni italiane e la salvaguardia dei posti di lavoro”. L’obiettivo di Nestlè sarebbe quello di “adeguare il modello produttivo di alcuni business per rilanciarne la competitività”; i consumi fortemente stagionali dei settori del dolciario e del gelato, spiega l’azienda, impongono di “avvicinare il momento della produzione a quello del consumo, concentrando le produzioni in determinati momenti dell'anno”. Nestlè ha annunciato di voler proseguire nel dialogo a livello locale già avviato con le rappresentative sindacali.